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Bhakti Yoga

pubblicato 7 giu 2014, 12:22 da TEMPO diSERVIRE   [ aggiornato il 21 lug 2015, 09:37 da Finestra Libera ]

 

Bhakti  Yoga

Il bhakti yoga nella Bhagavad Gítá

Il bhakti-márga, che la Gítá definisce bhakti-yoga, delinea il sentiero della devozione


La bhakti è un attaccamento sentimentale nei confronti del Signore, a cui sono dedicate tutte le capacità emotive. Attraverso il sentimento religioso si instaura un legame tra il devoto e Dio, che lo fa approdare alla percezione dell'Essere supremo. 

Questa via è aperta a tutti, poiché essendo la più facile, può essere perseguita da chiunque, infatti, mediante il bhakti-yoga, gli illetterati, gli ignoranti, i deboli e gli umili possono raggiungere l'unione col divino . Al contrario, il karma-yoga e lo jñána-yoga sono vie ardue, in quanto è necessario accordare la volontà umana con quella divina, attuare una disciplina asceticaed operare strenui sforzi con le facoltà intellettuali. 

Nella via della devozione è, invece, sufficiente amare intensamente il Signore, che a sua volta libererà il devoto dai legami del mondo materiale. 

È necessario, quindi, abbandonarsi completamente al Signore prendendo rifugio solamente in lui. Così, Dio, richiedendo una devozione incondizionata, cancellerà in cambio tutti i peccati degli uomini trasfigurandoli nella sua luce. 

L'amore del vero bhakta è la bruciante follia davanti alla quale ogni altra cosa svanisce. Tutto l'universo, per lui, è pieno di amore e solo di amore. Pertanto, solo quando un uomo ha in sé questo amore, diventa eternamente beato, eternamente felice. 

Nella Gítá, Krishna afferma che la meditazione sull'assoluto, essendo immanifesto, è estremamente ardua, in quanto non offre all'uomo alcun punto d'appoggio, mentre coloro che si dedicano completamente al Signore, nella Sua manifestazione personale, saranno aiutati nel loro cammino verso la perfezione da un libero atto di amore di Dio


Arjuna, infatti, si chiede se sia migliore il devoto che adora direttamente il Signore impersonale, assoluto, inalterabile, immanifesto, oppure colui che si rivolge alla figura dell'avatára. 

"Fra i bhakta che, perennemente uniti a te in ispirito, in questo modo ti adorano e quelli che adorano l'Inalterabile, l'Immanifesto, quali sono i più esperti nello yoga?" (BG XII, 1) 

Con questa domanda rivolta a Krishna, Arjuna vuole avere delle delucidazioni sul perché esistano coloro che cercano di realizzare l'unità con l'Assoluto, inteso come figura impersonale, che non ha alcun rapporto con il mondo, e quelli che, invece, ricercano l'unità con il Dio personale che si manifesta nel mondo. 

La risposta di Krishna non potrebbe essere più chiara: entrambi raggiungono l'unione con Dio, ma coloro che adorano il Dio personale sono considerati i migliori . La distinzione è data dalla difficoltà di fissare la mente sull'immanifesto. Da ciò il consiglio di considerare Krishna come meta unica ed unico oggetto di fede . L'Assoluto, infatti, è difficilmente afferrabile dalla mente umana, mentre è decisamente più facile raggiungere lo stesso fine attraverso la devozione al Dio personale a cui dedicare tutte le proprie energie. 

Il bhakti-yoga è naturale, dolce e affettuoso. Il bhakta non compie gli alti voli del jñána-yogin, non si innalza sulle vette della conoscenza, e perciò non è esposto al rischio di precipitare. 


A tale riguardo, il fondatore della "Associazione Internazionale per la coscienza di Krishna" A. C. B. Prabhupáda osserva: 

"Non è difficile per un devoto avvicinare l'Essere Supremo, immediatamente e direttamente, mentre coloro che intraprendono la via dell'impersonalismo incontrano numerosi ostacoli. Infatti, per comprendere l'aspetto non manifestato dell'Assoluto, gli impersonalisti devono non solo studiare le Upanishad e altri testi Vedici, ma devono anche percepire ciò che non è percepibile e infine assimilare e realizzare perfettamente tutto questo studio. Compito ben arduo per un uomo comune! Il devoto, invece, impegnato nel servizio a Krishna, non ha difficoltà a realizzare Dio, la Persona Suprema, seguendo le istruzioni di un maestro spirituale autentico, rendendo regolarmente i propri omaggi alla forma del Signore installata nel tempio, ascoltando le glorie del Signore e mangiando i resti del cibo che gli è stato offerto". (A. C. Bhaktivedanta Prabhupáda, La Bhagavad Gítá "così com'è", Firenze, Ed. Bhaktivedanta, 1981, pag. 514.) 

Anche se il commento di A. C. B. Prabhupáda è sicuramente condizionato da un forte senso devozionale - che è il cardine centrale della dottrina del movimento da lui creato -, è importate per comprendere l'importanza che la bhakti riveste all'interno della Gítá e nell'intera cultura hindú. 

Le forme assunte dalla bhakti sono diverse. Dalla contemplazione della potenza, della sapienza e della bontà di Dio, alla conversazione con altri intorno alle sue qualità. Dall'esercizio di ricordarsi di lui costantemente, al cantare le sue lodi insieme ai confratelli, per terminare con il compiere ogni nostro atto come se fosse un servizio al Signore. Non esiste una regola precisa che stabilisca il modo migliore per accostarsi a Dio. A seconda del temperamento umano, infatti, sarà privilegiato uno piuttosto di un altro. 

Le caratteristiche ideali che contraddistinguono il perfetto sono: la benevolenza, la compassione, la pazienza, la contentezza, il controllo di sé e la purezza. Tra tutte, però, la principale sembra essere l'equanimità su cui la Gítá insiste più volte: 

"Colui che è uguale con il nemico e con l'amico, nell'onore e nel disprezzo, nel freddo e nel caldo, nel piacere e nella sofferenza, libero da legami, uguale verso il biasimo e la lode, silenzioso, soddisfatto, di qualunque cosa, senza una dimora, con la mente ben salda, pieno di tenera devozione - quest'uomo mi è caro". (BG XII, 18-19) 

L'equanimità è una caratteristica su cui Krishna insiste più volte all’interno del poema. L'importanza di questa qualità dipende dal fatto che, essendo il mezzo che conduce l'uomo al di fuori dell'illusione del mondo materiale transitorio essa rappresenta la premessa su cui si basano tutte le altre virtù, costituendo l'equilibrio tra gli opposti e di conseguenza, il loro superamento. Attraverso l'equanimità è possibile trascendere la dualità presente nel mondo e raggiungere quella beatitudine tipica del Brahman. 

La Gítá assegna alla bhakti un posto centrale nella vita dell'uomo. Questo è il segno indicante la via maestra che conduce l'uomo al Signore. Non alla figura impersonale e astratta che sarebbe difficilmente afferrabile dalla mente umana, ma al maestro e all'amico dell'anima. 

L'esortazione finale di Krishna è di rivolgersi costantemente a lui, con amore e devozione; così facendo ogni uomo sarà liberato da qualsiasi vincolo e legame e potrà dimorare costantemente nell'Assoluto . È necessario abbandonare ogni dharma e rifugiarsi nel Signore. Questa è la suprema parola della Gítá . 


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Bhakti Yoga


Nella scuola di pensiero induista del Vedanta, il Bhakti Yoga (dal sanscrito Bhakti - devozione/amore, e Yoga - unione) è uno dei quattro sentieri di base per raggiungere la salvezza

 (insieme a Jnana Yoga, Raja Yoga e Karma Yoga).

Bhakti yoga è appunto la via della Bhakti, è l'unione con Dio attraverso un intenso amore e profonda devozione. Questo Yoga (la cui essenza potrebbe riassumersi nell'espressione Amare per l'amore dell'amore) tra tutti è il più semplice e diretto, e si rivolge alla maggioranza degli esseri umani proprio per la sua facilità di messa in pratica, dato che non richiede spiccate capacità intellettive o abilità particolari. Il Bhakti Yoga non è altro che intenso amore per Dio: poiché Egli è la personificazione dell'amore, la via più facile per raggiungerLo è amarLo. Qui si parla di un amore trascendentale, infatti Dio non può essere realizzato con un amore così ardente e assorbente come la passione coniugale; l'amore devozionale deve essere sviluppato progressivamente.

Secondo il Bhakti Yoga, la persona che ama Dio non ha né bisogni, né afflizioni; non odia né gli esseri, né gli oggetti; non ha alcun piacere negli oggetti dei sensi. Egli ingloba tutto e tutti nella calorosa stretta del suo amore. E, poiché l'estasi che deriva dalla comunione con Dio (Samadhi) nell'amore è la cosa più inebriante in assoluto, colui che (anche una sola volta) ha fatto l'esperienza di questo amore non vedrà altro che questo, non ascolterà, né parlerà più che di questo, poiché penserà costantemente soltanto a questo amore.


Un altare con Radha e KrishnaSi considera il Bhakti-Yoga come la scienza per eccellenza, poiché non c'è sentiero valido fuori dell'amore di Dio. Il nome, gli attributi ed i Lila (Giochi divini) del Signore, sono cose essenziali di cui è necessario ricordarsi nel Bhakti Yoga. I Piedi di Loto del Signore, la Sua presenza, divengono il principale oggetto di meditazione.

Secondo lo Srimad Bhagavatam esistono 9 metodi per praticare il Bhakti yoga:

ricordare Dio (smaranam), ascoltare (svaranam) e cantare/celebrare (kirtanam) il Suo nome, i Suoi lila e le Sue glorie, servire (pada sevanam), adorare sull'altare (arcanam), provare amicizia per i devoti (sakhyam), pregare (vandanam), servire tutti con umiltà (dasyam) e sottomettersi (atma-nivedanam).


Il Bhakti Yoga afferma che Dio si rivela in maniere differenti a coloro che Lo amano, assumendo la medesima forma che il devoto ha scelto di venerare. Così, se si adora nella forma di Vishnu, Shiva, Kali, Rama, Krishna, o Buddha, o il Cristo, o Allah, allora Dio si manifesterà in quella particolare forma.

Al Bhakti Yoga è dedicato il dodicesimo capitolo della Bhagavad Gita, nel quale si afferma:

Coloro che, fissando le loro menti su di Me, Mi adorano stando sempre uniti a Me con intensa fede e devozione suprema, Io li considero i perfetti conoscitori dello yoga.
Bhagavad Gita, XII, 26

Inoltre, sempre nella Bhagavad Gita si legge:

Soltanto col servizio devozionale è possibile conoscere Me, il Signore Supremo, che cosa e Chi sono Io. E colui che diviene pienamente cosciente di Me grazie a questa devozione, entra rapidamente in Dio.
Bahagavad Gita, XVIII, 55



 






 


 

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