Biometano su strada

Ora ci si può muovere sul serio a zero emissioni.

E senza aspettare le, per ora, costose auto elettriche:
queste infatti, a meno che non si riforniscano dal pannello solare sopra il
tetto di casa, funzionano a rinnovabili per il 36% – che è la percentuale di
fonti verdi presenti nell’elettricità italiana -; oppure l’idrogeno da
rinnovabili, che è una chimera attesa da quasi venti anni.

Anzi, si può fare usando anche autovetture datate, come le
euro 2 e 3 a benzina purché modificate a metano. Già, perché è iniziata la
distribuzione nei fatti del biometano per l’autotrazione.

È stata inaugurata di recente, a Rapolano Terme, in Toscana,
infatti, la prima stazione di servizio che distribuisce biometano al 100% alle
autovetture e ai mezzi pesanti. Il distributore, realizzato da Snam e Ip,
distribuisce esclusivamente biometano prodotto dagli scarti organici.

«Siamo arrivati a un momento storico – afferma Andrea Ricci,
Vice Presidente di Snam4Mobility – Il metano bio, completamente rinnovabile,
sta cominciando ad arrivare sul mercato. A Rapolano eroghiamo per la prima
volta biometano su veicoli convenzionali. Le prestazioni delle vetture sono le
stesse di quelle alimentate a combustibili fossili, ma con consumi e costi
ridotti, andando ad abbattere completamente le emissioni di gas serra. Siamo
all’inizio di una nuova era, in futuro potremmo far circolare a metano un terzo
del parco veicolare italiano. Entro il 2025 vogliamo realizzare circa 300
stazioni di servizio, portando il numero totale, sul territorio nazionale,
oltre le 2.000 unità».

L’utilizzo del biometano è rinnovabile perché la singola
molecola di carbonio contenuta nella molecola del gas – la cui formula è CH4,
identica a quella del metano d’origine fossile – emessa dopo la combustione nel
motore endotermico, è stata, in precedenza, “sequestrata” dall’atmosfera
dai vegetali che costituiscono la base dei rifiuti organici utilizzati dalla
produzione del biometano.

Uno studio commissionato a Ecofys dal consorzio europeo Gas
for Climate, ha stimato che la produzione e l’utilizzo di biometano e altri gas
rinnovabili nelle infrastrutture gas esistenti, consentirebbe all’Europa di
centrare gli obiettivi climatici previsti dall’Accordo di Parigi, risparmiando
circa 140 miliardi di euro l’anno entro il 2050.

«Una giornata importante che aspettiamo da tempo – ha detto
Marco Piccini, gestore della stazione di servizio – Vogliamo dimostrare che un
ciclo virtuoso è possibile da realizzare. Questo per noi è il futuro,
sviluppando la filiera corta di produttori locali potremo presto sganciarci dai
grandi distributori di metano internazionale, abbattendo costi ed emissioni».

Il piano strategico al 2022 di Snam, con il progetto Snamtec,
prevede investimenti per 850 milioni di euro in innovazione tecnologica e nuove
linee di business legate alla transizione energetica, e circa 100 milioni di
euro per la realizzazione di infrastrutture per la produzione di biometano.

Ricordiamo che il biometano ha anche altre caratteristiche
di pregio. Per prima cosa si tratta di un combustibile che, oltre a essere
rinnovabile, è a filiera corta, visto che può essere prodotto da impianti a biometano
realizzati dove si producono gli scarti organici, come città, aziende di
trasformazione agroalimentare e agricole, valorizzando scarti, producendo biometano
e compost che altrimenti dovrebbero essere smaltiti in discarica.

Il secondo vantaggio è quello di allungare il ciclo di vita di automezzi endotermici, rendendoli rinnovabili, evitando esborsi eccessivi ai cittadini. E anche i vecchi diesel, in attesa di andare in pensione, possono essere parzialmente migliorati con il biometano. L’alimentazione dual fuel, ossia con una miscela di gasolio e biometano, se utilizzata dai motori diesel consente un abbattimento dl 35% delle emissioni inquinanti e dei consumi. E sulle tecnologie di conversione dei motori endotermici a metano, anzi a questo punto a biometano, siamo tra i primi al mondo.

In copertina: immagine di Rapolano Terme (Fonte Sienanews.it)

http://bit.ly/2XbrFQy

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