A 26 anni dalla messa al bando dell’amianto solo il 2 per cento delle strutture è stato bonificato

A
26 anni dall’approvazione della
legge che metteva al bando questa pericolosa fibra in Italia (anno 1992), sono
solo 6.869 gli edifici bonificati su un totale di 370mila strutture nelle quali
è stata ritrovata traccia dell’amianto. E in nove Regioni italiane il censimento
non è ancora stato completato.

Solo il 2% delle strutture dunque è stato bonificato: è la fotografia scattata dal Rapporto “Liberi dall’amianto?” realizzato da Legambiente nel 2018

Di queste 370mila strutture censite dalle regioni, 20.296 sono siti industriali (quasi il
triplo rispetto all’indagine del 2015 che ne riportava solamente 6.913), 50.744 sono edifici pubblici (+10%
rispetto al 2015%), 214.469 sono edifici
privati
(+50% rispetto al 2015%), 65.593
le coperture in cemento amianto
(+95% rispetto al 2015%) e 18.945 altra
tipologia di siti (dieci volte di quanto censiti nel 2015).

Considerando il dato, seppur ancora parziale, delle 370mila
strutture censite nel territorio nazionale si ottiene già un totale di quasi 58 milioni di metri quadrati di
coperture in cemento amianto.

Il Piano regionale per la rimozione di questo materiale, previsto
dalla L. 257/92, nel 2018, risultava ancora non approvato nel Lazio e nella
Provincia Autonoma di Trento; i Piani dovevano essere pubblicati entro 180
giorni dall’entrata in vigore della legge. In Sicilia, secondo il Rapporto,
otto comuni su dieci si trovano senza Piano comunale, un passaggio essenziale
per mappare il territorio e procedere alle bonifiche per contrastare le
conseguenze dell’esposizione. Solo Campania, Emilia Romagna, Piemonte, Provincia
autonoma di Trento, Valle d’Aosta hanno completato integralmente la verifica
della presenza di amianto in tutti gli edifici, mentre nelle Marche la
copertura è totale solo per le strutture pubbliche e le imprese.

Inoltre le Regioni dotate di
almeno un impianto specifico per l’amianto sono solo 8, per un totale di 18
strutture: in Sardegna e Piemonte ce
ne sono 4, tre in Lombardia e due in Basilicata
ed Emilia Romagna. Uno solo l’impianto esistente in Friuli Venezia Giulia, Puglia
e nella Provincia Autonoma di Bolzano.
E già oggi, nonostante sia stato smaltito appena il 2% dell’amianto censito,
avverte Legambiente, gli impianti sono quasi
pieni
.

È
ormai noto che le fibre d’amianto,
penetrando nei polmoni perché volatili, hanno un’azione cancerogena sul rivestimento della cavità toracica (il
mesotelio)
, sfociando nella malattia più grave complessa, il mesotelioma pleurico. Secondo le previsioni
epidemiologiche, il numero dei casi aumenterà nel prossimo decennio e purtroppo
l’incidenza coincide ancora con la mortalità a causa della prognosi infausta
associata alla neoplasia.

Gli strumenti per rilevare il ‘pericolo’ di amianto in un ambiente
ci sono e, di conseguenza, anche la possibilità
di tutelare la salute
di cittadini e lavoratori. Mancano, invece, terapie
efficaci e, a oggi, il mesotelioma risulta ancora incurabile.

Ne ha parlato in un’intervista un esperto, il Prof. Luciano Mutti,
medico oncologo che coordina il Dipartimento Ricerca e Cura del Mesotelioma
dell’Osservatorio
Nazionale Amianto
il quale ha precisato che: «Non esiste una ‘dose killer’, come
erroneamente è stato riportato in alcune cause legali per l’asbestosi. In
realtà, il fattore di rischio è una dose cumulativa di esposizione. Ma nessuno
è in grado di stabilire né quale sia il limite
massimo tollerato dall’organismo
prima che si inneschi una proliferazione
cellulare tumorale, né il tempo espositivo in grado di aumentare la probabilità
di ammalarsi. Esistono casi di tumore ricondotti a un’esposizione all’amianto
molto breve, ed è difficile stabilire dei parametri perché sono molto variabili
a livello individuale».

I
lavoratori sono da sempre i più esposti, sono quelli a maggior rischio
ovviamente perché si tratta di esposizione
diretta
; nel caso dell’esposizione ambientale è provato che siano necessari
tempi più lunghi.
Quello che è cambiato è la tipologia dei lavoratori coinvolti: qualche decennio
fa si vedevano molti casi tra i chi lavorava nelle fabbriche di amianto, oggi
invece il mesotelioma è più diffuso tra chi svolge lavori manuali come elettricisti, meccanici, muratori.

«È
stata registrata un’incidenza significativa anche tra bidelli e insegnanti:
questo a causa della presenza di amianto in alcuni edifici pubblici di
costruzione datata, coibentati con l’asbesto» spiega Mutti.

Per
capire se un ambiente è inquinato da amianto esiste la possibilità di fare
prelievi ambientali per valutare l’inquinamento di fibre aeree in ambienti
presumibilmente esposti a questo rischio, come in alcune fabbriche o nelle aree
limitrofe. Non è possibile, invece, valutare se le fibre di amianto si sono
depositate nel tessuto polmonare delle persone esposte a questo rischio e se
indurranno modificazione tumorale.

Per tutte queste ragioni e in
base ai dati presentati, non si può non ribadire l’urgenza e la necessità per l’Italia di agire attraverso una
concreta azione di risanamento e bonifica del territorio, che passa attraverso
la rimozione dell’amianto dai numerosi siti industriali, edifici pubblici e
privati che ci circondano quotidianamente.

È necessario, inoltre,
ripristinare specifici incentivi per
la sostituzione dei tetti con amianto
con coperture solari.
Si tratta di uno strumento molto efficace che in
passato ha portato, ad esempio, alla bonifica
di 100.000 metri quadri di coperture
e oltre 11 MWp (megawatt di picco) di
impianti fotovoltaici installati e connessi alla rete in tutta Italia.

A breve (forse aprile 2019) sembra che
saranno operativi i nuovi incentivi a sostegno della produzione di energia
elettrica da impianti alimentati a fonti rinnovabili, che conterranno il cosiddetto
premio amianto“. Ovvero
agli impianti fotovoltaici installati in sostituzione di coperture di edifici e
fabbricati, che siano scuole, ospedali ed altri edifici pubblici, su cui è
operata la completa rimozione dell’amianto
(la superficie dei moduli non può essere superiore a quella della copertura
rimossa) sarà data priorità rispetto
a installazioni senza rimozione di amianto.

Il “premio amianto”, oltre a questa priorità, consiste in un valore incentivante pari a 12 €/MWh  (megawattora, equivalente a un milione di
watt) su tutta l’energia prodotta
e si aggiunge agli incentivi sull’energia
elettrica, consentendo di promuovere non soltanto l’energia prodotta e immessa
nella rete, ma anche quella destinata all’autoconsumo, cosicché i soggetti
interessati possano coprire i costi necessari alla sostituzione delle
coperture.

L’iter
di approvazione dello schema di decreto
FER 1
, notificato alla Commissione UE, è infatti quasi giunto al termine. Dal canto suo,
il GSE (Gestore Servizio Elettrico nazionale) dovrà rendere disponibile la documentazione
da fornire per attestare la corretta rimozione e smaltimento dell’eternit e
dell’amianto, per accedere al premio.

Altre Fonti:

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/04/28/amianto-dossier-di-legambiente-in-italia-bonificato-il-HYPERLINK
“https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/04/28/amianto-dossier-di-legambiente-in-italia-bonificato-il-2-degli-edifici-lazio-e-trentino-non-hanno-piano-di-rimozione/4321981/”2-degli-edifici-lazio-e-trentino-non-hanno-piano-di-rimozione/4321981/

https://www.osservatoriomalattierare.it/mesotelioma/5313-tumore-da-amianto-simuore-ancora-e-si-prevede-un-aumento-di-casi-

Rapporto Legambiente: Liberi dall’Amianto? (anno 2018)

http://bit.ly/2UsTIOt

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