Gli studenti piantano alberi per salvare il Lago d’Aral che scompare

Adagiato tra l’Uzbekistan e il Kazakistan, i fiumi Syr Darya e Amu Darya che lo alimentavano sono stati deviati da un progetto sovietico degli anni ’60 per incrementare la produzione di cotone su terre aride. Il deserto copre l’80% del paese e sta avanzando sempre più a causa della siccità cronica.

La città di Moynaq è stata un tempo un importante porto marittimo, oggi si ritrova a decine di chilometri dalla costa del Lago d’Aral. I suoi abitanti hanno vissuto sulla propria pelle il costo umano della catastrofe ecologica.

Il mare in contrazione ha rovinato l’economia locale, basata sulla pesca, e ha lasciato i pescherecci spiaggiati su terre desolate e sabbiose. L’evaporazione del mare ha lasciato dietro di sé sabbia molto salata, inquinata da fertilizzanti e pesticidi. Il fondale contaminato del lago, oggi in superficie, è diventato un rischio per la salute della popolazione locale. I venti trasportano le sabbie in città e, posandosi sui campi, degrada il suolo.

La contrazione del lago ha avuto anche effetti sul tempo: gli inverni sono più freddi e le estati più calde e secche, e questo aggrava ulteriormente la siccità e i suoi effetti. Al ritirarsi del lago, anche la popolazione della città e i turisti che un tempo affollavano le rive del lago sono scomparsi.

Ora gli studenti universitari, sostenuti dal governo uzbeko, stanno piantando alberi da frutto nell’ambito di un’iniziativa per trasformare il paesaggio – questa volta in meglio.

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Fonte immagine copertina: TURISTIPERCASO.IT

 

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