La scomparsa degli insetti: “Solo il biologico ci può aiutare”

Diversi allarmi stanno gettando luce negli ultimi anni, e nelle
ultime settimane, sul vasto e complesso problema della scomparsa di insetti: le
api sono tra le categorie maggiormente a rischio, ma non sono la sola specie in
forte e costante declino. «Il principale problema riguardo agli insetti è che
ne sappiamo poco, si pensa che siano numerosi e non rischino. Invece non è
così. Un primo fondamentale lavoro è stato quello degli entomologi tedeschi
che, dall’89 al 2013, hanno monitorato la quantità, la massa di insetti
presente in certe aree protette del Paese. Ebbene in 24 anni, e sottolineo che
si trattava di aree protette, la diminuzione registrata è stata del 78%, il che significa un disastro nella rete
ecologica alimentare, perché gli insetti sono la base della catena alimentare,
garantiscono la sopravvivenza di talpe, pipistrelli, uccelli e via dicendo». Stefano Mazzotti è il direttore del Museo civico di Storia Naturale di Ferrara,
è un entomologo e studia da anni questi fenomeni.

Dopo questo primo imponente lavoro, racconta, ne sono arrivati altri. «Su Plos One uno studio su 60 aree protette in Germania ha confermato la prima analisi, registrando diminuzioni variabili dal 76 all’82% in 27 anni».

Ancora: l’anno scorso un lavoro simile, portato avanti in Costa Rica, ha trovato una perdita paragonabile, sempre
nel medio termine, parlando della sesta estinzione di massa per quanto riguarda
gli insetti.

Una review di quest’anno, pubblicata su Biological Conservation, ha sancito nuovamente l’estinzione delle
prime specie e perdite ingentissime: la massa di insetti si è ridotta dal 60 al
90 per cento.

Insomma, la gravità di questi fenomeni sta emergendo
solo adesso, e rimediare sembra molto difficile. «Questi dati sono una novità,
anche perché solo adesso stiamo iniziando a studiare il fenomeno» continua il
Direttore. «Scarabeidi, farfalle e farfalle notturne, carabidi, cioè insetti
del suolo, dove inevitabilmente si concentrano le sostanze tossiche, insetti
acquatici e api sono ad oggi le specie più a rischio, molte delle quali già
estinte. Le api selvatiche sono a forte rischio, alcune specie sono ormai
estinte: ed è un processo irreversibile».

Eppure, nonostante questi primi studi, stiamo parlando
ancora di ambiti molto poco noti. «Mentre sappiamo molto dei vertebrati,
abbiamo liste precise ad esempio sui mammiferi a rischio di estinzione,
conosciamo i numeri e le stime, non sappiamo quasi nulla degli insetti e non
facciamo nulla per cambiare, né per investire in ricerca, né per bloccare i
sistemi che sappiamo che generano questo collasso. Devo dire ad esempio che la
polemica in atto nel governo riguardo il biologico (si discute in Senato
sull’utilità di promuovere o meno l’agricoltura biologica, considerata da molti
politici e alcuni esperti troppo poco produttiva, n.d.r.) si basa su questa
ignoranza. Ci sono sì ricercatori contrari al biologico, ma le loro tesi si
basano sull’assenza di dati storici e sulla gravissima scarsità di dati recenti».

«Il biologico andrebbe certamente incentivato, e non sono solo io a dirlo» sottolinea Mazzotti. « Sul sito dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) si parla del declino di varie specie di insetti e si spiega chiaramente che il principale responsabile è l’agricoltura intensiva chimico industriale, che è anche una delle principali cause dell’alterazione climatica in atto, oltre che dell’avvelenamento di acque e suolo. Le alternative ci sono. Se la biodinamica è una pratica religiosa ed esoterica che va sicuramente circoscritta tra i fenomeni dell’antropologia culturale, è invece fondamentale sapere e valutare le sostanze chimiche ammesse nel biologico (il rame) e il peso del loro impatto rispetto ad esempio ai glifosati. In questo momento stiamo facendo regredire la realtà delle cose, in natura, a una sola specie, come facciamo per le monocoltura… ma il mondo, la natura… non funzionano così: non posso semplicemente cancellare dalla faccia della terra le cosiddette erbacce disperdendo veleni nel suolo. Visto il collasso di insetti e il loro ruolo fondamentale per l’impollinazione, ci sono stime dei danni già oggi portati all’agricoltura da questo fenomeno (cioè la mancata impollinazione, n.d.r.). Questi processi sono molto complessi e articolati, e in gran parte sconosciuti, ed è dunque difficile stabilire una linearità di causa ed effetto. Ma da quel che sappiamo è lampante che l’agricoltura intensiva deve prendere altre strade, e rivolgersi al biologico».

http://bit.ly/2OXNHU5

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