La vendetta sessuale è la disperazione di chi teme il piacere

“Arriva Lo Straniero”. Da questo venerdì inizia la sua collaborazione settimanale con People For Planet Raniero Virgilio in una nuova sezione, “Lo straniero”. Welcome Raniero!
Raniero Virgilio, fisico cibernetico, dopo Irlanda e Svezia ora vive a Berlino e lavora a Praga. Viaggia, difficilmente emigra. Lo annoiano le patrie e le città da difendere. Scrive anche per Il Napolista.

Uno dei motivi per cui la discussione in Parlamento sul Revenge Porn, la diffusione di immagini e video intimi del partner senza il suo consenso, fatica a trovare reale sponda nella mente delle persone è che esso si presenta come l’ennesima regolamentazione necessaria per limitare i danni interni alla cosiddetta società civile, l’ultimo esemplare della lunga lista delle legalizzazioni indispensabili ad evitare di farci del male.

Sarebbe interessante cambiare prospettiva e dotare finalmente la discussione di quella vena umana ed artistica necessaria a liberare l’elefante nella stanza – come direbbero i nostri amici anglosassoni: signore e signori cittadini, filmarsi a letto è piacevole, è divertente, accende passioni, regala qualche domanda, genera sorrisi. La punizione per la vendetta di chi pubblica è sicuramente doverosa, ma va vissuta con lo stesso spirito di sottile rassegnazione con il quale ci si adegua a qualunque legge imperfetta scritta dall’uomo. Ad essere triste, oltre alla ritorsione di chi la compie, è il grigiore di chi guarda. È indice di una comunità in cui il sesso, che nelle chiacchiere sembrerebbe oggi liberato dai legacci dei miti religiosi tanto quanto dagli strascichi para-rivoluzionari del secolo scorso, non è più il piacere che ha l’ambizione di provare, di sbagliare, di irrompere, di significare qualcosa, di tenerci stretti alla vita, mentre si tramuta in materia d’esame e si affida agli obiettivi degli smartphone per setacciare i cessi del Parlamento o agli studi legali che definiscano limiti e confini della dignità.

Puškin scrisse: “Io pensavo che il cuore avesse dimenticato/ il facile talento del soffrire” – e chiosò – “ma ecco ancora mi sorprendono i brividi/ davanti alla forza scardinante della bellezza”. Il focoso moscovita le sue libidinose acrobazie le avrebbe filmate e rifilmate e al poveraccio che avesse osato un commento avrebbe intitolato una delle sue meravigliose invettive.

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