La tecnologia ci renderà telepatici ed è stato già dimostrato con un esperimento

Esperimenti per trasferire la memoria, collegare due cervelli o “scambiare” le personalità sono elementi classici dei film di fantascienza: da decenni l’uomo immagina di dotarsi di tecnologie avanzate in grado di trasformare in realtà alcuni tra i nostri sogni futuristicamente più selvaggi, come comunicare con il pensiero.

Nonostante i limiti etici che la disciplina evidenzia e sebbene la nostra comprensione del cervello non sia per nulla soddisfacente, i progressi in questa direzione non si sono fatti troppo attendere. I risultati provenienti da questo tipo di strumentazione possono essere impiegati, per esempio, nella cura di alcuni disturbi e nella riabilitazione, in particolare sullo studio dello stato di salute mentale.

Dimentichiamo i romanzi di fantascienza: la maggior parte degli studi sono stati condotti su roditori. Quelli che coinvolgevano esseri umani, si concentravano sul trattamento dell’epilessia o della paralisi, limitatamente al soggetto che partecipava al test. Invece, obiettivo di queste verifiche era dimostrare che è possibile trasmettere un’informazione da una persona all’altra senza impiegare segnali audio o visivi, ma il risultato era sempre legato all’intervento di un soggetto terzo capace di avviare il trasferimento dell’informazione.

Cosa è cambiato con questo nuovo esperimento

Più recentemente, infatti, i ricercatori sono riusciti a “rimuovere” alcuni passaggi intermedi legati alla trasmissione e “collegare” un cervello a un altro. Le interfacce cervello-cervello multi-persona, ci consentirebbero di formare una enorme intelligenza collettiva, verificando se sia in grado di completare un compito autonomamente senza ulteriori forme di comunicazione. A questo scopo, gli scienziati dell’Università di Washington e della Carnegie Mellon University hanno creato un sistema di interfaccia cervello a cervello che consente a una o più persone, chiamate “mittenti”, di influenzare le decisioni di un individuo, chiamato “ricevente”, con l’obiettivo di aiutarlo in alcune situazioni.

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