Il sole della realizzazione spirituale

Tridandisvami Sri Srimad Bhaktivedanta Narayana Gosvami Maharaja

Sri Bhajana-rahasya- il sole della realizzazione

Voglio parlare del Bhana Bhajana-rahasya di Bhaktivinoda Thakura, e in
particolare al riguardo della prima fase del bhajana, che si chiama
sraddha.

guru-krsna-prasade paya bhakti-lata-bija
Sri Caitanya-caritamrta (Madhya-lila 19.151)
Con la misericordia del guru e Krsna, un’anima fortunata riceve il
seme del rampicante della bhakti.

Sraddha significa fede negli insegnamenti del guru, Vaisnava e sastra.
Qui non stiamo parlando se qualcuno si impegna sinceramente nel
bhajana o no, o se ha superato le anartha o meno. Prima che appaia
questa considerazione, il devoto neofita deve possedere sraddha: “Farò
come il mio guru, i Vaisnava e le Scritture mi istruiscono.” Poi di
sequenza egli progredirà attraverso le diverse fasi del percorso
devozionale. Inoltre all’infuori di sadhu-sanga, non esiste altro modo
per ricevere il seme della bhakti. Questo seme viene esclusivamente
grazie all’ascolto delle parole di un sadhu. Prima di tutto ci sarà
sraddha, allora ci si impegnerà nella sadhana-bhakti, e poi svolgerà
tante attività devozionali – rifugiarsi ai piedi di un guru, accettare
istruzioni da lui, servirlo intimamente e svolgere tutti gli aspetti
della bhakti. Ma prima ci dev’essere sadhu-sanga, e man mano che ne
incrementa la qualità, apparirà sraddha per il krsna-nama. All’inizio
non ci sarà nistha (fermezza nel sadhana), ma ci sarà un po’ di fede.
Quando quella fede diventa di buona qualità, si realizzerà che
nell’era di Kali non c’è altro metodo per raggiungere il successo
spirituale se non il krsna-nama, e che questo metodo consentirà di
attraversare l’oceano dell’esistenza materiale e raggiungere il
servizio diretto a Bhagavan. Oltre al canto del nome di Bhagavan non
c’è altra via – eseguire austerità, voti, viaggiare nei luoghi sacri,
o qualunque altra cosa – sono tutti aspetti secondari ed eseguirli da
soli non consentirà di attraversare l’oceano dell’esistenza materiale
e compiacere pienamente Bhagavan.

Quindi il solo metodo è il canto del nome di bhagavan; questa è
l’istruzione data da Sri Caitanya Mahaprabhu. E tra tutti i nomi di
Bhagavan, in Kali-yuga il maha-mantra è il più elevato. Entrando nel
giardino dei nomi di Bhagavan, Caitanya Mahaprabhu ha specialmente
selezionato il krsna-nama come il più bello, fragrante, tenero e
dolce, e unendo questi nomi insieme come una ghirlanda del
maha-mantra, l’ha donato alle jive. Lo ha donato a chiunque incrociava
il suo cammino:
“Hare Krsna, Hare Krsna, Krsna Krsna, Hare Hare, Hare Rama, Hare Rama,
Rama Rama, Hare Hare.”

Bhaktivinoda Thakura dice che le persone ordinarie e per i nuovi
sadhaka, questo è il significato che danno al maha-mantra: “O Hari, O
Krsna, O Hari, O Krsna, O Krsna, O Krsna, O Hari, O Hari, O Hari, O
Rama, O Hari, O Rama, O Rama, O Rama, O Hari, O Hari.” Nel canto di
questi nomi non esiste alcuna considerazione del tempo e del luogo o
circostanze. Chiunque può cantare i nomi. Ma man mano che si segue il
processo e si avanza, il sadhaka si rifugerà ai piedi di un guru,
ascolterà hari-katha, e continuerà a cantare l’harinama. Allora le sue
anartha cominceranno a scomparire e il significato di questi nomi
cambierà. Comincerà ad avere la comprensione che Hare significa
Srimatî Radhika che ruba il cuore di Krsna, e poi, quando canta il
maha-mantra, questi sono i nomi che chiamerà: “O Radha, O Krsna, O
Radha, O Krsna, O Krsna, O Krsna, O Radha, O Radha, O Radha, O
Radha-ramana, O Radha, O Radha-ramana, O Radha-ramana, O Radha-ramana,
O Radha, O Radha.” In questo modo il significato completo del mantra
continuerà a fiorire fino a quando giungerà allo stadio di bhava,
emozioni trascendentali.
A Jagannatha Purî, Gopala-guru e il suo discepolo Dhyanacandra udirono
le istruzioni da Caitanya Mahaprabhu e Svarüpa Damodara e grazie ad
esse realizzarono il significato del maha-mantra. E attraverso
Raghunatha dasa Gosvamî si è manifestato un significato ancora più
speciale. Meditando su questo significato bisogna recitare
l’harinama-japa e kîrtana e quindi progredire costantemente verso
l’alto.

Le fasi iniziali del sadhana sono state paragonate all’oscurità della
notte. Se si tenta di camminare nell’oscurità, si può inciampare o
entrare in un fosso o addirittura pestare un serpente, quindi c’è
qualche timore. O se si entra in una giungla si può essere attaccati
da una tigre o un leone. Ci sono anche ladri e delinquenti dai quali
proteggersi.
I ladri non giungono nella prima parte della notte perché in quel
momento la maggior parte delle persone si è appena addormentata e
potrebbero risvegliarsi facilmente, ma si avvicinano al mattino quando
tutti dormono in un sonno profondo. Nelle prime fasi del bhajana vi
sono questi ladri e terribili avversari. A questo punto le stelle nel
cielo notturno non sono ancora scomparse, il che significa che la
lussuria, rabbia, avidità, invidia e l’illusione non sono scomparse
dai nostri cuori. Le molte anartha, che sono paragonate a tigri e
serpenti, sono nascoste ovunque. Ma la sola pratica del sadhana farà
sorgere il sole della perfezione spirituale? Quando sorge il sole?
Quando arriva il momento appropriato, e non prima. Quindi una cosa è
possibile: se si accende una luce nella notte, i serpenti e altri
avversari fuggiranno. È il guru che ci illumina con questa luce
dandoci l’harinama e facendoci ascoltare l’hari-katha. Poi le anartha
che rimangono dentro di noi, cominceranno a svanire, ma ciò è
abbastanza per far sorgere il sole? Il sole della piena realizzazione
del santo nome apparirà secondo la propria dolce volontà; è
completamente indipendente.

atah sri-krsna-namadi
na bhaved grahyam indriyaih
sevonmukhe hi jihvadau
svayam eva sphuraty adah
Bhakti-rasamrta-sindhu (1.2.234)
I sensi materiali non possono percepire i nomi, la forma, le qualità e
passatempi di Sri Krsna. Solo quando si è pienamente assorti nel Suo
servizio, il vero nama apparirà sulla lingua, conferendo la piena
realizzazione di Krsna.

Proprio come il sole sorge soltanto nel momento opportuno, così al
momento giusto apparirà il santo nome sulla lingua del devoto,
illuminando tutto il suo cuore. E proprio come quando sorge il sole
non c’è più bisogno di alcuna luce elettrica o candela perché tutto è
automaticamente illuminato, quando il santo nome concede ad un devoto
la piena realizzazione, avrà una chiara comprensione di se stesso
nella sua posizione costituzionale, e ogni sua paura scomparirà.
‘Eka’ krsna-name kare sarva-papa nasa
premera karana bhakti karena prakasa
Sri Caitanya-caritamrta (Adi-lîla 8,26)
Semplicemente il canto del krsna-nama senza offese, vanifica tutte le
attività peccaminose, e quindi si manifesta la bhakti, che è la causa
di prema.

Con la sua misericordia il santo nome si rivelerà pienamente, ma
finché non è sorto nel cuore, possiamo solo sforzarci a far scomparire
l’oscurità, e ciò significa che dobbiamo continuare a svolgere il
sadhana nel tentativo di liberarci dalle anartha.

Poi Bhaktivinoda Thakura dice che dopo aver accettato un guru e aver
ricevuto nel cuore il seme della piantina della bhakti, esso deve
essere accuratamente coltivato e poi apparirà una piantina.
Ceto-darpana-marjanam – lentamente la coscienza del devoto viene
purificata. Il santo nome è completamente sac-cid-ananda – non è una
vibrazione materiale. Non possiamo manipolarlo né controllarlo in
alcun modo; forse i puri devoti possono potenziarlo, ma nella nostra
condizione attuale non possiamo. Siamo stati legati da maya da tempo
immemorabile. Abbiamo vagato nel regno materiale talvolta come re,
talvolta come deva, talvolta come insetti e in molte altre specie.
Vagando e vagando, per la misericordia senza causa di Bhagavan abbiamo
raggiunto la compagnai dei Vaisnava. Chi ha dei meriti dalle vite
precedenti raggiungerà automaticamente un’associazione vaisnava di
alta qualità, e ascoltando la loro hari-katha, le anartha
scompariranno immediatamente ed entrerà rapidamente nel regno della
bhakti. Ma per chi non ha questi meriti precedenti, ci sarà qualche
ritardo. Tuttavia, deve essere paziente e continuare a svolgere il
sadhana in compagnia dei Vaisnava, perché sia che la sraddha che è
nata nel cuore sia basata sulle regole scritturali o sulla natura del
puro desiderio spirituale, bisogna sempre rimanere compagnia dei
sadhu.

La jiva è coperta da un corpo materiale e da un corpo sottile, e
finché permangono, pensa “io sono questo corpo” o “io” sono mente,
intelligenza e ego.” Poiché il bhagavan-nama è trascendentale, non si
manifesta ai sensi materiali. Tuttavia, se ci si purifica
completamente, allora il sole del santo nome sorgerà nel cuore. Ma
nella nostra condizione attuale tutto è materiale – i nostri corpi, le
nostre menti, tutto ciò che facciamo e diciamo – e come potrà apparire
nel cuore il trascendentale sac-cid-ananda bhagavan-nama?

A questo proposito, Bhaktivinoda Thakura dice: “Ascolta il metodo.”
Prima si riceve sadhu-sanga, e poi si accetta un guru, ma questo non
significa solo passare il rituale dell’iniziazione.” Qualunque cosa
dice Gurujî, certamente la farò”- si deve avere questa determinazione,
e per averla sono necessarie tre cose: pariprasnena (domanda sincera),
pranipatena (arresa) e sevaya (atteggiamento di servizio). Con questi
tre ingredienti cominceremo ad ascoltare il guru. Gurujî dirà:
“Ascolta! Devi superare le tue anartha.“ Allora il discepolo chiederà:
“Guruji, che cosa sono le anartha?”
Guruji dice: “Quello che non ha artha (valore), che non ha benefico
per il nostro se’, l’anima, è chiamata anartha.“
“Gurujî, ti prego di spiegarlo più in dettaglio. Non ho capito pienamente.”
“Allora ascolta attentamente – ti dirò anche come puoi eradicarle”.
maya-mugdhasya jîvasya
jneyo ‘narthas catur-vidhah
hrd-daurbalyam caparadho
‘Sat-trsna tattva-vibhramah
Sri Bhajana-rahasya (2.7)
Avere prema per Bhagavan è la nostra artha originale, la nostra vera
ricchezza. Krsna-prema è il nostro obiettivo, e all’interno di questo
krsna-prema, radha-dasya è il nostro obiettivo finale. Questa è la
nostra artha, e ciò che ostacola e oscura questo scopo è chiamato
anartha. Ci sono quattro tipi anartha, e il primo è chiamato
svarupa-bhrama – l’illusione al riguardo di qual è la nostra forma
intrinseca e qual è la forma para-tattva, Bhagavan. Alcuni dicono:
“Sono Brahman” o “io sono Dio”. Altri dicono che Indra è Bhagavan, e
altri dicono che Ganesh è Bhagavan. Altri dicono: “Entrambi Indra e
Ganesh sono Brahman, come me, te, tua moglie e figli e tutti gli altri
nell’universo: sarvam khalv idam brahma. Dato che siamo tutti Brahman,
c’è la necessità di impegnarsi nel bhajana? Non esiste alcuna
necessità al riguardo.” Questo è definito bhrama, illusione. Quindi si
deve prima capire: “Chi sono io?” Bisogna liberarsi della prima fase
dell’illusione, che ci induce a pensare di essere il corpo materiale.
Poi realizzerà che le attività in cui è impegnato dall’alba al
crepuscolo sono tutte anartha. Capirà che atma-tattva significa
realizzare di essere un eterno servitore di Krsna. E chi è
para-tattva? Non è Brahman, nemmeno Paramatma, ma solo Krsna, che è la
nostra suprema artha. Questa comprensione è il tutto per noi:
ete camsa-kalah pumsah
krsnas tu bhagavan svayam
Srimad-Bhagavatam (1.3.28)
Krsna è Bhagavan Stesso – è la para-tattva. E qual è la sua natura? È
sarva-saktiman, il possessore di tutte le potenze che possono rendere
possibile l’impossibile. Perché dovremmo adorare Ganesh, Brahma o
Sankara quando loro stessi adorano Krsna? E in quale forma di Krsna
bisogna adorarLo? Come Madana-mohana, Govinda e Gopinatha – queste tre
sono una sola tattva. Come Madana-mohana stabilisce la sambandha
(relazione eterna), come Govinda accetta il nostro servizio e poi come
Gopînatha conferisce il prayojana (obiettivo ultimo), che è prema..
Quindi solo Krsna è la para-tattva, e tutti gli altri sono Sue parti,
porzioni plenarie od ombra delle Sue potenze, come Brahma.
C’è anche sadhya-bhrama, che è l’illusione al riguardo di come si
raggiungerà l’obiettivo finale. Come si incontrerà Krsna? Non dando la
carità, neppure svolgendo attività pie, nè viaggiando nei luoghi
sacri, nè studiando le scritture o con qualsiasi altro metodo. L’unico
modo per il Kali-yuga è l’harinama-sankirtana. Il nostro cibo
principale il può essere il roti, ma con esso ci deve essere del dahl,
un verdura di accompagnamento e anche un po’ di latte. Queste altre
preparazioni sono necessarie per completare il pasto. E’ stata data
l’istruzione “Canta solo l’harinama!” ma bisogna comprendere che
incluso nel canto dell’harinama vi sono sessantaquattro tipi di
bhakti. All’interno di questo nama c’è tutto; niente rimane escluso.
Arrendendosi ai piedi di un guru, i 64 tipi di bhakti e tutte le
migliaia di attività devozionali sono incluse. Non pensiate di cantare
solo l’harinama e non fare niente di più. Ma possiamo condensare quei
64 tipi di bhakti in nove, e poi di nuovo in cinque:

sadhu-sanga, nama-kîrtana, bhagavata-sravana
mathura-vasa, sri-mürtira sraddhaya sevana
sakala-sadhana-srestha ei panca anga
krsna-prema janmaya ei pancera alpa sanga
Sri Caitanya-caritåmrta (Madhya-lîlå 22.128-9)
Bisogna stare in compagnia dei sadhu, cantare l’harinama, ascoltare lo
Srîmad-Bhagavatam, vivere a Mathura e servire la divinità di Bhagavan
con fede. Queste cinque attività devozionali sono superiori al resto
perché anche seguendole lievemente, risveglieranno krsna-prema.

Di queste, tre sono primarie: sravanam, kîrtanam e smaranam. E poi con
ulteriori considerazioni, Rüpa Gosvamî dice che assorbendo la mente
sui passatempi di Krsna attraverso smarana, dovremmo cantare
l’harinama. E infine dice che solo con l’harinama si raggiunge ogni
perfezione. Quindi, all’interno di queste attività, ce ne sono molte;
una linea è fatta di tanti punti. Incluso nel nama-sankîrtana vi sono
le sessantaquattro varietà di bhakti, il percorso della
raganuga-bhakti e tutto il resto.
Innanzitutto c’è sravanam – ascolto da un sad-guru al riguardo di
questi quattro tipi di svarupa-bhrama: l’illusione al riguardo alla
propria svarupa eterna, l’illusione riguardante la svarupa di
Bhagavan, l’illusione al riguardo della natura del proprio sadhana e
non riconoscere le cose che si oppongono alla coltivazione del
bhajana. La conoscenza di questi quattro aspetti costituisce la tattva
dello suddha-sadhana. Dobbiamo sapere che cosa si oppone al bhajana, o
saremo persi, come i sahajiya e tanti altri.

Poi viene asat-trsna. Trsna significa fame o sete, e l’unica sete da
mantenere è la compagnia dei sadhu, e ascoltare, meditare e cantare le
glorie di Bhagavan.
prema-dhana vina vyartha daridra jîvana
Sri Caitanya-caritamrta (Antya-lîla 20.37)
Krsna-prema è l’unica ricchezza; senza di essa la vita è inutile e si
può dire che una persona in realtà vive in povertà.” Prabhu, per
favore accettami come Tuo servitore e donami prema per te “- questa è
la fame nella sua forma più pura. In relazione al cibo, ci sono alcune
cose che possono essere somministrate, come i tonici, che aumentano
l’appetito e vi sono altre cose, come il tè e il caffè, che
diminuiscono la fame di una persona. Allo stesso modo, ci sono alcune
attività, come ad esempio ascoltare le glorie di Bhagavan e cantare il
Suo nome, che aumenteranno la fame di prema, che è la vera trsna. Ma
quelle cose che diminuiscono la nostra fame di prema sono chiamati
asat-trsna, e sono di quattro tipi:
aihikesv aisana para-
trikesu caisana ‘subha
bhüti-vancha mumuksa ca
hy asat-trsnas catur-vidhah
Sri Bhajana-rahasya (2.9)

Finché rimangono queste quattro cose, non si avrà fame per prema verso
Bhagavan, e la bhakti non apparirà nel suo stato puro. Pertanto
dobbiamo fare uno sforzo per mantenerli a distanza. Il primo è aihika
visaya, il che significa desideri mondani, e tra questi tre sono
primari: kanaka (soldi), kamîni (donne) e pratistha (fama). Finché nel
devoto esiste del desiderio per questi elementi, la bhakti non si
manifesterà nel suo cuore.
Il prossimo tipo di asat-trsna è chiamato paratrika, che significa il
desiderio di raggiungere il paradiso o la liberazione. Dovremmo
mantenere questi desideri lontani perché sono dannosi al
raggiungimento della bhakti. Il prossimo è bhüti-vancha, il desiderio
di perfezioni mistiche. Dovremmo semplicemente offrire pranama a
queste perfezioni da distante e porre la nostra piena fede nel nome di
Bhagavan, che possiede tutte le potenze. Possiede una potenza che non
è disponibile da nessun’altra parte.

muktih svayam mukulitanjali˙ sevate ‘sman
dharmartha-kama-gatayah samaya-pratîksah
Krsna-karnamrta (107)
Dharma, artha, kama, moksa e le otto perfezioni yogiche seguiranno il
devoto come un’ombra, dicendo: “Prabhu, quando avrò la buona
opportunità di offrirti i miei servizi? “Ma non guarderemo mai nella
loro direzione. Se dovessimo accedere a queste perfezioni nella nostra
condizione attuale, abbandoneremo sicuramente la nostra bhakti.
Pertanto, sii gentile Bhagavan non donarci queste perfezioni anche se
ha investito tutte le potenze nel Tuo nome. Esiste forse qualcosa che
non apparirà dal canto del santo nome? Se un devoto sincero richiede
una certa facilitazione per il suo servizio, allora Bhagavan la
fornirà certamente. Soddisferà certamente tali desideri per chi canta
l’harinama puramente. Ma per ora Bhagavan vede che abbiamo ancora così
tante anartha, e perciò darci delle perfezioni mistiche sarebbe
dannoso per la nostra bhakti. È come quando un bambino piccolo
desidera tagliare della frutta da mangiare: suo padre prenderà il
coltello e la taglierà per lui, ma il bambino insiste, “No, no! Voglio
tagliarla io stesso!” il padre dice: “Figlio mio, se ti do il coltello
potresti farti male”, e continua a tagliare il frutto.

Sappiamo che tutte le sakti esistono all’interno del santo nome, che è
cinmaya; quindi, anche se il risultato del canto del nama ora potrebbe
non essere apparente, dobbiamo sapere che vi è un grande risultato
proveniente da esso. È solo che nella nostra condizione attuale non
possiamo provarlo pienamente. Non pensate che non c’è nessuna sakti
nell’harinama, o che non vi è sakti nell’hari-katha. È lì, ma il guru
e Bhagavan la tengono un po’ nascosta da noi in modo che non facciamo
errori e danneggiamo noi stessi.

Ci sono due categorie di liberazione, e non dobbiamo desiderare
nessuna di esse. La prima è quella di pensare, “io sono Brahman”, e la
seconda categoria include sarüpya, sarsti, samîpya e salokya. Dovremmo
mantenere a distanza il desiderio di tutte loro. All’inizio ci viene
detto che si deve lasciare il desiderio del piacere mondano e
perseguire il piacere di Prema, ma in realtà, dovremmo abbandonare
anche il desiderio per questo piacere! Quando non avremo alcun
desiderio per la nostra felicità personale, il nostro servizio andrà
direttamente a Krsna.

Non vogliamo dimorare in nessun regno diverso da Vraja, dove Bhagavan
è nella sua forma completa. In qualsiasi altro posto ha una forma
parziale. Tutto questo rientra in asat-trsna, e successivamente
spiegheremo aparadha e hrdaya-daurbalya.

Avere fede nel guru, Vaisnava, harinama e sastra è la prima parte del
regno del bhajana. Inclusi nella seconda parte vi è accettare
l’iniziazione da un guru, servirlo intimamente e accettare le
istruzioni che riguardano il nostro sva-dharma – “Come devo eseguire
il bhajana? Chi è la mia adorabile divinità?” Questa seconda parte del
sadhana-bhajana è paragonata all’alba, che dissipa l’oscurità
dell’ignoranza. L’oscurità è causata da quattro tipi di anartha:
svarupa-bhrama, asat-trsna, aparaha e hrdaya-daurbalya.
Bhaktivinoda Thakura descrive quattro tipi di aparaha. Il primo è
nama-aparadha, e poichè la maggior parte dei lettori sono
probabilmente già familiari con i dieci tipi di nama-aparadha, non li
spiegherò ora. Il secondo tipo di aparadha sono le offese ai Vaisnava,
che sono le più gravi. Pochissime persone offenderebbero
intenzionalmente il loro guru, ma la gente in generale non può
riconoscere la grandezza di un vero sadhu. Ci sono molti santi in
questo mondo che sono niskincana (senza possedimenti) e che sono
completamente liberi dall’orgoglio e da qualsiasi desiderio di
prestigio, ma comprendere appieno la loro grandezza è molto, molto
difficile. Generalmente le persone riescono solo a rilevare alcuni
difetti esterni al riguardo dell’aspetto esterno o del carattere. Ma
capire la piena gloria di un vero santo è molto difficile anche per i
deva, e a meno che noi stessi non siamo diventati delle anime elevate,
non saremo in grado di capire. A volte è molto difficile capire anche
per i Vaisnava elevati. Dev’essere innanzitutto capace capire le
gradazioni tra Vaisnava e riconoscendo un vero santo, bisogna essere
pronti a servirlo. Altrimenti uno può scambiare un non-Vaisnava per un
Vaisnava, e viceversa.

Il terzo tipo di offesa è l’aparadha verso la svarüpa di Bhagavan.
Perché nella nostra condizione attuale non abbiamo relazione diretta
con Bhagavan stesso, non esiste alcuna possibilità di commettere
offese alla Sua svarüpa. Ma la Sri vigraha è direttamente Krsna, e
questo si riferisce alle offese che si commettono nel servire la
divinità. È possibile che un kanistha-adhikarî Vaisnava commetta delle
offese, ma non è possibile che un uttama-adhikari Vaisnava commetta
offese. Ma che giudicherà qual è un’offesa e cosa non lo è? Una volta
un santo si addormentò con i piedi in direzione di una moschea. Poi
arrivò un sacerdote musulmano e ha detto: “Hey! Stai dormendo con i
piedi verso la moschea?” Il santo rispose: “Per favore fai una cosa:
metti i miei piedi in modo che non indichino nessuna nessuna moschea e
dove non c’è Allah.’’ Un po’ preoccupato, il sacerdote disse: “Ma
Allah e la moschea sono solo in quella direzione”. Il santo rispose:
“Amico mio, c’è un posto dove non vi sia Allah?” Quel prete fu
sconvolto e se ne andò via.

Se un uomo comune avesse agito così sarebbe stata un’offesa, ma per
una tale mahatma non lo era. Non dobbiamo imporre le nostre idee su
ciò che è corretto e non corretto per quanto riguarda i devoti
elevati. Le Scritture hanno benevolmente stilato le regole favorevoli
al nostro benessere spirituale, ma a volte un devoto che ha raggiunto
bhava, potrebbe trasgredirle. Lottare e combattere con Bhagavan non è
giusto, ma in alcuni casi un devoto elevato può farlo.
Vamsi dasa Babaji Maharaja e Gaura-kisora dasa Babajî Maharaja
litigavano con la loro divinità. Comprenderlo è molto, molto
difficile. Simulare queste azioni, per noi che siamo kanistha-adhikari
e che non abbiamo ancora attraversato l’oscurità dell’ignoranza,
sarebbe certo commettere aparadha.

Il quarto tipo di offesa è l’aparàdha verso altre entità viventi o
jive in generale. Dato che Prahlada Maharaja era un uttama
maha-bhagavata Vaisnava, poteva vedere la presenza della sua adorabile
divinità nel cuore di ogni entità vivente, e vedeva tutti gli esseri
nella sua adorabile divinità. Questo è il sintomo di un
maha-bhagavata; è uno stadio molto elevato. Non dovremmo mai
disturbare un’altra anima. Se lo facciamo per il nostro profitto,
allora non saremo in grado di impegnarci nel bhajana. Come
kanistha-adhikari dobbiamo rispettare tutte le jive come il luogo dove
risiede Bhagavan, quindi che dire del rispetto da offrire ai devoti di
Bhagavan?
Non dobbiamo commettere alcuna offesa verso Bhagavan stesso (che
significa la vigraha), il santo nome, i Vaisnava e la gente comune. Se
desiderate diventare dei veri vaisnava e sperimentare l’alba nel
bhajana, allora tutte queste anartha devono essere tenute lontane.

Ora Srila Bhaktivinoda Thakura descrive hrdaya-daurbalya (debolezza del cuore):
tucchasaktih kutinatî
matsaryam sva-pratisthata
hrd-daurbalyam budhaih sasvaj
jneyam kila catur-vidham
Sri Bhajana-rahasya (2.11)

Coloro che sono illuminati ed elevati nel bhajana hanno detto che
hrdaya-daurbalya è di quattro tipi. Il primo è quello di lasciare
Krsna e la bhagavad-bhakti e sviluppare attaccamento per degli oggetti
materiali, sia grossolani che sottili. Poi viene kutinatî, che si
riferisce ai molti diversi tipi di attività proibite, come la cattiva
associazione. Può significare anche disonestà o truffa, e il desiderio
di liberazione è la forma primaria di questo tipo di truffatore.
Il prossimo tipo di hrdaya-daurbalya è matsarya, che significa vedere
le buone qualità in un altro e in silenzio bruciare d’invidia.
L’ultimo è pratistha, il desiderio di prestigio.
Una volta tutti i deva accolsero Indra. Lo posero a sedere su un
opulento simhasana, gli offrirono una ghirlanda di fiori molto grandi,
fragranti, ed esclamarono ripetutamente: “Indra kî jaya ho!” Nel
frattempo il guru di Indra, Brhaspati, si avvicinò e, vedendolo
arrivare, Indra cominciò a pensare: “Se entra in questa assemblea,
allora tutti gli mostreranno rispetto e il mio prestigio diminuirà”.
Comprendendo i sentimenti del suo discepolo, Brhaspati lasciò quel
luogo e promise di non tornare mai più. I demoni vennero a sapere
dell’accaduto e dissero: “Oggi Indra ha offeso il suo guru! Pertanto è
il momento giusto per attaccarlo immediatamente.” Così lo attaccarono,
e Indra fuggì via verso il cielo. Ma non c’era nessun luogo dove
potesse rifugiarsi e sfuggire alla reazione della sua offesa. Dovette
nascere come maiale e accoppiarsi con le scrofe. Dopo aver subito
questa reazione, fu nuovamente riportato in paradiso. Anche Indra è
stato colpito dal desiderio di prestigio, quindi che dire degli uomini
comuni? Uno può essere in grado di abbandonare tutto il resto, ma il
desiderio di prestigio permane fino alla fine. Pertanto, con grande
cura dobbiamo sforzarci di liberarci di questo desiderio.

Man mano che le anartha cominciano gradualmente a scomparire, sorgerà
nel cuore il sentimento esclusivo per Krsna. Il devoto rispetterà
tutti, ma solo Krsna sarà la nostra adorabile divinità. Ma chi altro
ci sarà con Krsna? Se meditiamo e ricordiamo Krsna, meditiamo anche su
chi gli è vicino e caro; dovremmo avere molto rispetto per loro. In
definitiva dobbiamo dare più importanza a loro che a Krsna Stesso, e
poi Lui sarà così contento di noi. Altrimenti non avremo la bhakti. Ci
sono molti che pretendono di essere seguaci di Krsna, ma non
rispettano i Suoi devoti come le gopi. Ma Bhaktivinoda Thakura è
arrivato persino a dire che chi adora Krsna senza Radha, sono semplici
atei. Essi non raggiungeranno mai la bhakti, nemmeno la bhakti
ordinaria. Persone che insistono nell’adorare Krsna da solo, si
irritano quando sentono queste affermazioni, ma questo è ciò che
Bhaktivinoda Thakura dice. E anche se qualcuno adora tutte le forme di
Bhagavan insieme a Krsna, allora la bhakti esclusiva non verrà mai.
Rüpa Gosvåmî ha dato il processo per raggiungere la bhakti esclusiva:

tan-nama-rupa-caritadi-sukirtananu
smrtyoh kramena rasana-manasi niyojya
Sri Upadesamrta (8)
La lingua dev’essere impegnata nel canto del nama-kîrtana, e la mente
ricordare profondamente le descrizioni dei passatempi di Krsna. E
insieme a questo, si dovrebbe avere un forte sentimento di umiltà –
“sono inerme; sono incapace di meditare sui passatempi di Krsna. Non
sono capace di liberarmi delle mie anartha e la lussuria, il desiderio
di prestigio mi stanno distruggendo. O Gurudeva! O Vaisnava! O
Gopînatha! Ascolta il mio lamento! Eccetto voi, non c’è nessuno che
possa salvarmi!” All’inizio è estemamente necessario esprimere questi
sentimenti sinceramente, con le lacrime agli occhi. In realtà poter
meditare sui passatempi di Krsna verrà in seguito; al livello di bhava
sarà possibile. Ma senza sravana, kîrtana e smarana di Bhagavån, un
devoto non sarà in grado di concentrare la sua mente nel sadhana.

A volte vediamo che un devoto ha la speciale nistha verso uno dei nove
aspetti della bhakti. Non manca di rispetto agli altri aspetti, ma
raggiunge Bhagavan attraverso la pratica esclusiva di uno di loro.
Prahlåda Maharaja ha seguito smarana, Sukadeva Gosvåmî ha fatto
kîrtana e Parîksit Maharaja, sravana. Ma Bhaktivinoda Thakura dice che
se non siamo impegnati nell’ascolto, nel canto e nel ricordo, il
devoto neofita che aspira al prema esclusivo per Sri Radha e Krsna non
sarà in grado di assorbire la sua mente nel bhajana.
Il servizio alla divinità è di due tipi: arcana-pujana e
bhavamayî-seva. I Gosvami fecero entrambi i tipi, ma hanno insegnato
che le glorie di bhàvamayî-seva sono maggiori. Rupa Gosvamî installò
la divinità di Govindajî e Sanatana Gosvamî installò Madana-mohana. La
mattina offrivano puja alla divinità in modo regolato, e poi dopo aver
offerto alcune preghiere e pranama, uscivano.

radha-kunda-tate kalinda-tanaya-tîre ca vamsivate
premonmada-vasad asesa-dasaya grastau pramattau sada
gayantau ca kada harer guna-varam bhavabhibhütau muda
vande rüpa-sanatanau raghu-yugau sri-jîva-gopalakau
Sri sad-gosvamy-astaka (7)

Immersi nella divina follia di prema e mostrando i sintomi di una
forte separazione, i Sei Gosvami vagavano costantemente intorno a
Vraja cantando le glorie di Sri Hari rapiti da grande estasi. A volte
erano sulle rive del Radha-kunda, talvolta sulle rive della Yamuna e
talvolta a Vamsivata.

Questo è bhavamayî-seva. Raghunatha dasa Gosvamî serviva una
govardhana-sila, ma col bhavamayî-seva. Lui vedeva Giriråja come
Krsna, e la guñja-mala come Radha. Quando offriva la gunja-mala a
Giriraja, quali erano i suoi sentimenti? “Oggi ho fatto in modo che
Radha si incontri con Krsna.” E come Li faceva incontrare? Dove
poggiava la mala? Al petto di Krsna, così avrebbe provato il
sentimento: “Ora Radha è sul petto di Krsna”.
Con grande estasi e piangendo, a volte poggiava Giriråja sulla sua
fronte, e talvolta sulla testa. A volte teneva Giriråja vicino al
cuore e lo bagnava con le lacrime, ed era completamente indifferente a
tutto questo mondo materiale. Questo è bhavamayîseva.
Bhaktivinoda Thakura dice che si dovrebbe cantare il maha-mantra e
tutti gli altri mantra che ci ha dato il nostro guru- il guru-gayatrî,
il gaura-gayatrî, il gopala-mantra e il kama-gayatrî – con grande
amore e adorazione. Essi vanno recitati con grande sentimento secondo
il proprio rasa specifico. In questo modo il sole comincerà a sorgere,
significa che per l’influenza di sadhu-sanga, ruci aumenterà. Il
devoto ha rinunciato a tutto; ha abbandonato la sua amata moglie e i
figli, la sua affettuosa madre e padre, la sua casa, i suoi soldi, i
suoi vestiti e i servitori. Ma se non ha abbandonato l’anartha cardine
– pratistha – potrebbe ritornare nuovamente a tutti quegli
attaccamenti. Ma se non ha nessun desiderio di pratisthå, ma ha ancora
qualche attaccamento per qualche altra cosa, allora non c’è niente di
cui preoccuparsi. Per entra nel regno del bhajana, si deve abbandonare
il desiderio di pratistha. Srîla Bhaktisiddhanta Sarasvatî Prabhupada
ha paragonato il desiderio di pratistha agli escrementi di un maiale.
Per il sadhaka, abbandonare il desiderio di pratistha è la cosa più
importante. Se lo ha fatto, presto il sole sorgerà, il che significa
che presto la bhakti apparirà dentro di lui. Ma se non si sbarazza di
questo desiderio, allora rimarrà nell’oscurità della notte.
Mentre si ascolta l’hari-katha delle scritture come lo
Srimad-Bhagavatam e Bhakti-rasåmrta-sindhu in compagnia dei Vaisnava,
gradualmente le anartha scompariranno, sorgerà sambandha-jnana dentro
di lui e lui stesso diverrà un Vaisnava esclusivo. Poi servirà Krsna
con bhavamayî-seva, e comincerà a meditare su una particolare forma e
passatempo di Krsna. Nel Damodarastaka, Satyavrata Muni prega a Krsna
mentre viene catturato da Yasoda. Cingendo una corda intorno alla vita
di Krsna, lo lega al mortaio. Krsna piangeva e quando il kajala che
decorava i suoi occhi si unì con le sue lacrime, erano come le
correnti del Gange e della Yamuna. Krsna sta respirando
affannosamente, e per questo i suoi orecchini oscillano avanti e
indietro. Il Suo collo è decorato da tre linee, e indossa una grande
ghirlanda di fiori sul petto.
Desiderando baciare il viso di Krsna come Yasoda e le gopi, nel cuore
di Satyavrata Muni sorge una intensa bramosia. Offrendo pranama a
Krsna centinaia di volte, prega che la realizzazione della forma
Båla-gopåla scorra sempre nel suo cuore e che Krsna gli conceda il
darsana di quella forma.
Questo tipo di meditazione dove ci si concentra su una particolare
forma e un solo passatempo di Bhagavån è chiamata mantramayi-upasana.
Possiamo cantare la glorificazione di un solo passatempo, ma tanti
altri passatempi sorgono da quel passatempo, e il flusso continua in
tutte le direzioni. Come in un flusso continuo, finisce un passatempo
e ne inizia un altro. Nei bala-lila di Krsna, ci sono tanti passatempi
e quando si medita in questo modo, giungerà la realizzazione di tutti
questi passatempi. Questo principio vale in particolare per il
madhurya-rasa. Ricordando con profonda intensità i passatempi di
Krsna, le gopi sedevano in meditazione. Nella loro meditazione
passavano attraverso le fasi di asana, pranayama, dhyana, dharana,
dhruvasmrti e samadhi, e raggiungevano lo stadio di samadhi in cui gli
occhi rimangono aperti. Questo tipo di samadhi è possibile mentre si
sta camminando, si è seduti o qualunque altra situazione.

Le gopi andarono da Krsna nella notte, e Lui disse: “Siete tutte
supremamente fortunate. Siete venute da lontano, e non vi siete fatte
fermare da nessun ostacolo. Voi siete venute per avere il mio darsana,
e l’avete ricevuto. Avete ammirato la bellezza della foresta durante
la notte. Tanti bei fiori stanno sbocciando, e tutti gli uccelli
stanno cinguettando il colce suono kala-rava. Le onde della Yamuna
scorrono delicatamente, e su di esse stanno fiorendo i loto. E voi
sapete che Io sono Bhagavan? Lo avete mai sentito da qualche parte?”
“Sì, sì, lo abbiamo sentito – da Garga Rsi o Paurnamasi o
qualcun’altro – lo abbiamo sentito, ma non lo crediamo. Come è
possibile per un tale debosciato, ladro e bugiardo come te essere
Bhagavan? Non crediamo nemmeno all’uno percento di questa
affermazione”.
“Così avete ricevuto il mio darsana, per favore tornate alle vostre
case. Il dharma supremo per una moglie è quello di servire il marito.
È una notte molto scura, e ci sono molte creature pericolose che si
nascondono”.
rajany esa ghora-rüpa
Ghora-sattva-nisevita
Srîmad-Bhagavatam (10.29.19)
Possono essere applicati due significati a ciò che Krsna disse qui.
Quando le parole sanscrite sono separate in modo diverso, ghora, che
significa timoroso, diventa aghora, il che significa innocuo. Nel
secondo significato sta dicendo: “Questa foresta è abitata da creature
innocue come i pavoni e cervi, e quindi dovreste rimanere”. Così sta
contemporaneamente scherzando e incantando le gopi con le sue parole
scaltre.
“Voi tutte tornate velocemente! Altrimenti i vostri mariti verranno a
cercarvi. Se vi vedono con Me, non saà buono né per me né per voi. Il
vostro dharma sarà rovinato, andate in fretta!”
Le gopi risposero: “Se sei veramente Bhagavan, allora Tu stesso hai
dato questo ordine:

sarva-dharman parityajya
mam ekam saranam vraja
Bhagavad-gîta (18,66)
Abbandona tutti i tipi di dharma e arrenditi esclusivamente a Me.
Quindi, qual è l’errore che abbiamo commesso? In un altro luogo hai
detto che si dovrebbe offrire püja prima al guru e poi a Bhagavan. Non
abbiamo mai sentito istruzioni belle come quelle che ci hai appena
dato; perciò ti accettiamo come nostro guru, quindi dovremmo stare con
te e servirti per primo! Alcuni dicono che hai pronunciato le parole
delle Scritture, e altri dicono che le Scritture sono emanate dal tuo
respiro. Non sappiamo quale sia la verità, ma abbiamo letto nelle
Scritture che solo Bhagavan è il marito tra tutti i mariti. Quindi se
sei veramente Bhagavan, offrire puja a te è il nostro unico dovere.
Abbiamo inoltre sentito che chi serve Mukunda non avrà altri debiti –
nessun debito verso i deva, verso la madre o il padre, o chiunque
altro. Se non accetti il nostro püja, allora ignorerai quello che è
stato detto nelle Scritture. La reazione a questa irreligiosità verrà
a Te, e cadrai dal percorso del dharma. Noi abbiamo lasciato tutto per
stare con Te, e ti abbiamo dato tre o quattro motivi per spiegare che
non siamo colpevoli. Per favore, ora dì quello che dobbiamo fare.” Le
gopi lasciarono Krsna senza parole, e così iniziò la rasa-lîla. Poi
Krsna svanì, e le gopi cominciarono a cercarLo.

Iniziarono a ricordarLo profondamente, come un sadhaka seduto in
meditazione. Mentre Lo ricordavano, gustarono il rasa nei loro cuori e
con questa estasi si manifestarono i sintomi di pulakita, romañca,
anubhava e tutti i sattvika- e vyabhicari-bhava. Dopo un po’ di tempo
Krsna apparve nuovamente davanti a loro, e le gopi gli chiesero,
“Prabhu, alcune persone sono affettuose solo verso chi è affettuoso
verso di loro, mentre altri mostrano affetto anche a chi è nemico. E
poi ci sono quelli che non hanno affetto per nessuno. Quale sei tra
questi tipi di persone?”
Krsna disse: “Il primo tipo di amici, che mostrano affetto agli altri
solo per trarne vantaggi, sono come i commercianti. Non hanno alcun
vero amore, non hanno il dharma e non condividono una reale intimità
con gli altri. Quando essi eseguono il bhajana per Bhagavan, si
aspettano che Egli gli conceda rapidamente il Suo darsana diretto. E
quando ciò non accade, gettano nella Yamuna la divinità di Bhagavan
che stavano adorando. Questo non è l’amore, e questo non è il bhajana.
Il secondo tipo, sono come i genitori e il guru che provano naturale
affetto, sono i veri amici, e con loro si possono instaurare relazioni
confidenziali.
E nella terza categoria vi sono quattro tipi di persone: gli aptakama,
gli atmarama, i gurudrohi (nemici verso i superiori) e gli akrtajna
(ingrati). Gli aptakama sono Rishi che non hanno bisogno di amare o di
non amare; non hanno desideri.
Gli atmarama, come i quattro Kumara, sono soddisfatti sul piano
dell’atma. Per loro non ha alcun significato essere insultati o amati.
Poi ci sono i guru-drohî. I loro genitori e il guru hanno provato a
dargli tutto, ma in cambio queste persone diventano solo come nemici
verso di loro. E, infine, gli ingrati non onorano mai il bene che
altri possono avere fatto per loro. Mie care, per favore capite! Io
non appartengo a nessuna di queste sei categorie”.
Le gopi cominciarono a ridere e dissero: “No, non sei solo uno di
questi sei tipi; tu appartieni a tutti i sei tipi!” Poi Krsna disse:
“O gopi, siete le mie più care amate e io sono il vostro più caro
amato. Al fine di aumentare il vostro prema per me, sono sparito dalla
vostra vista, e da una posizione nascosta vi ho ascoltato mentre
descrivevate il vostro amore per me. È come un povero che
improvvisamente diventa ricco, ed è molto contento. Poi quando
qualcuno prende la sua ricchezza, si lamenta. Nello stesso modo, ho
fatto tutto solo questo per aumentare il vostro prema per Me. Che dire
di una vita, in migliaia di vite dei deva non sarò mai in grado di
ripagare il mio debito verso di voi. Sono bahu-nistha (legato a molte
amanti), ma voi siete tutte ekanistha (legate ad un solo amante). Ho
tantissimi devoti e carissimi fedeli dal più basso a quello più
elevato che devo incontrare, ma voi avete abbandonato tutti per Me.
Oltre a me non avete altri, quindi vita dopo vita non potrei mai
ripagarvi. ”

Dopodiche iniziarono nuovamente la rasa-lîla e Krsna Stesso le ha
servite per tutta la durata di una notte di Brahma. Questo tipo di
meditazione eseguita dalle gopi è chiamata svarasikî. Ma prima viene
mantramayî, che significa adorare Krsna col mantra dato dal guru.
Il tipo di meditazione più elevato giungerà al mattino al momento del
sadhana, quando l’oscurità causata dalle anartha sarà scomparsa
completamente. Per raggiungere questo stadio bisogna praticare
numerose varietà di sadhana e cantare continuamente il
nama-sankîrtana. Bhaktivinoda Thakura dice che colui che desidera
essere un devoto esclusivo deve impegnarsi nel raganuga-bhajana. Senza
raganugå, il sentimento dell’esclusività non verrà e il proprio
bhajana sarà incluso nella vaidhi-bhakti. Poi penserà, “Krsna è
Narayana; non esiste alcuna differenza tra di Loro. È anche Ramacandra
e Nrsimha.” Oltre a questo può pensare che non esista alcuna
differenza tra Dvarakadhisa e Govinda. Finché non è arrivato a
conoscere le qualità speciali di Govinda, il sentimento esclusivo non
giungerà.
Inoltre non sarà essere in grado di distinguere tra Bala-gopala e
Kisora-gopala. Quelli che vogliono servire Sri Radha e Krsna non
serviranno la divinità di Bala-gopala, considerandolo come proprio
figlio. Dobbiamo dunque capire qual è il sentimento esclusivo, e per
farlo fare è necessario comprendere che cosa è raganuga, e quindi
prima capire cosa è ragatmika. I devoti Ragatmika sono coloro che
risiedono nel mondo spirituale e chi segue le loro orme mentre vive in
questo mondo è definito raganuga-sadhaka. Bhaktivinoda Thakura dice
che raga sorgerà attraverso l’esecuzione di attività devozionali. La
meditazione di un devoto raganuga non si oppone alle regole della
vaidhi-bhakti; sono solo i sentimenti interiori che sono diversi. Con
lobhamayî-bhakti (devozione piena di “bramosia” spirituale) il devoto
continuerà a svolgere tutte le attività devozionali e i rituali
quotidiani. Mahaprabhu ha dato questa istruzione a Raghunatha dasa
Gosvåmî:

bahya, antara, bahya, antara, – ihara dui ta ‘sadhana
‘Bahye’ sadhaka-dehe kare sravana-kîrtana
‘Mane’ nija-siddha-deha kariya bhavana
ratri-dine kare vraje krsnera sevana
Sri Caitanya-caritamrta (Madhya-lîla 22.156-7)

La Raganuga-bhakti si svolge sia esternamente che internamente. Anche
se un devoto può aver raggiunto la perfezione, esternamente deve
svolgere continuamente i regolamenti del sadhana come l’ascolto e
canto. Ma internamente, nella sua forma perfetta, giorno e notte
servirà Krsna a Vrindavana.
Bhaktivinoda Thakura dice che se ci si impegna nel namakîrtana con
grande fede, ventiquattr’ore al giorno, tutte le anartha
scompariranno. Con la misericordia di Krsna, bhava nascerà nel cuore e
poi compiere il bhajana diventerà molto facile e naturale. Questo è
paragonato all’alba nel sadhana di un devoto. A questo punto,
Bhaktivinoda Thakura si muove un po’ più in alto nella sua
descrizione. Nel sadhana di un devoto raganuga, mediterà profondamente
sui passatempi del mattino di Krsna e dei suoi associati. Mentre
ricorda questi passatempi sempre di più, il sentimento di un
particolare eterno associato ragatmika come Lalita, Visakha, Nanda
Baba, Yasoda, Subala, Srîdama o Raktaka, comincerà a fluire nel suo
cuore come una corrente elettrica. Ma fino ad ora la luce non illumina
i nostri cuori perché questa corrente non è presente. La lampadina è
nei nostri cuori e colui che crea la connessione è il guru. La
corrente viene attraverso quei devoti che praticano lobhamayî-bhakti.
Quando il guru preme l’interruttore, la corrente di bhåva comincerà
immediatamente a fluire.

È mattina presto, e Srimati è caduta in un sonno profondo. Krsna è
tornato a Nandagrama dopo i suoi passatempi serali e anche Lui dorme.
Nel frattempo, mentre svolge i doveri mattutini, la nonna materna di
Radhika, Mukhara, si avvicina a lei. Ha aiutato a crescere Radhika
fino dall’infanzia e ha anche organizzato il suo matrimonio.
Chiamandola dice, “Mia cara nipote, dove sei?” ed entrò nella casa di
Radhika senza alcuna esitazione. Lì vide Lalita, Visakha, e numerose
sakhi e mañjari sedute e in attesa fuori dalla stanza di Radhika,
meditando sui loro servizi specifici da svolgere quando Radhika si
risveglia. Anche il raganuga-sadhaka sarà similmente seduto in
meditazione la mattina cantando l’harinama. Le sakhi dissero a
Mukhara, “Hey! Non risvegliarla! Stai tranquilla!” Ma visto che
Mukhara è più vecchia di loro, non ha ascoltato e continuava a
chiamarLa.
Poi Radhika lentamente aprì gli occhi; Era ancora molto stanca.
Mukhara disse: “Hey! Cos’è questo? Ieri ho visto Syama indossare
questo scialle giallo – come ha fatto ad arrivare sul corpo di
Radhika? Ahimè!” E cominciò a preoccuparsi.
Poi Visahha disse: “O sciocca, sei veramente invecchiata! La tua vista
è distorta. I forti raggi del sole appena sorto fanno apparire il
colore giallo”. Poi Visakha indicò il sole, e mentre Mukhara voltò la
testa per vedere, Visakha fece un segnale con gli occhi a Rüpa Mañjarî
indicandole, “togli subito lo scialle!” subito, entro un secondo, Rüpa
Manjari rimosse lo scialle giallo e lo sostituì con il normale scialle
blu di Radhika. Poi Visakha disse a Mukhara, “Guarda! La luce è
migliore ora – lo scialle è giallo o blu?” Mukhara rispose: “Sì, è
blu.” Molto imbarazzata, dimenticò il motivo per cui era venuta a
svegliare Radhika e se ne andò rapidamente. Allora tutte le sakhi
cominciarono a ridere: “Guardate in che modo la nostra priya ha
ingannato questa vecchia signora!” Poi gli dissero a Radhika:” Alzati
velocemente! Dobbiamo andare per fare il sürya-püja. Fai il bagno
rapidamente; non appena il tuo marito finisce la mungitura delle
mucche, tornerà a casa. Dobbiamo pulire la casa.”

Radhaji si alzò, e subito tutte le sakhi si presentarono al suo fianco
per offrire il servizio. Misero un bel vaso d’oro pieno di acqua
profumata proveniente dal Manasî-ganga, Radha-kunda e la Yamuna per
lavare mani e viso di Radhika.

Poi giunse Syamala, che è una sakhi suhrta (amichevole). Radhika si
alzò e la abbracciò dicendo: “Incontrando una sakhi come te, questo è
diventato davvero un buon mattino! E con la tua misericordia lo
diverrà una mattina ancora migliore. Ho piantato una piantina di
prema, e subito è cresciuta diventando un grande albero. Ha delle
foglie verdi e fiori sui suoi rami molto belli, ma il frutto non è
ancora apparso; quando giungerà il frutto?”

Syamala rispose: “Oh, penso che tu non stai parlando in modo
veritiero! Vedo che questo albero ha dei frutti dorati molto belli, e
sono ormai maturi. Vedo anche che hai mangiato molti di questi frutto
tanto che il tuo volto è scolorito. E sembra che il succo di questo
frutto ti abbia fatto arrossire gli occhi (perché non hai dormito la
scorsa notte). Sembra inoltre che questo succo sia gocciolato sul tuo
vestito, e che il tessuto sia inumidito e macchiato. Ma stai cercando
di dirmi che il tuo albero non ha mai dato frutti?” In questo modo
discussero del rasa tra loro.

Radhajî disse: “Tu stai semplicemente applicando il sale alle mie
ferite. Sono un’anima così povera e così infelice. Dovresti aiutarMi,
ma invece mi arrechi più dolore. Quando arriva la stagione delle
piogge le nuvole diventano molto scure, e nella notte di amavasya
(nuova luna) non c’è traccia della luna. Quando c’è un lampo di
fulmini, tutto viene è illuminato, ma subito dopo tutto sembra ancora
più oscuro di quanto lo era prima. Allo stesso modo, ho incontrato
Krsna; ma dopo averlo incontrato, quello che è successo in seguito, io
semplicemente non lo so. Quando ho riacquisito i sensi esterni stavo
dormendo nella mia casa, e ora sono più infelice di prima.”
Syamala disse: “Oh, capisco. È come quando qualcuno è così assetato
che beve molto rapidamente fino alla soddisfazione, non prestando
attenzione al gusto dell’acqua, ma beve semplicemente per fermare la
sete. Se qualcuno chiede, “Che gusto aveva quell’acqua?” Risponderanno
che non ci ha fatto caso. Allo stesso modo, devi aver bevuto quel rasa
senza degustarlo, così di nuovo dovrai avvicinarti al guru Syama e
questa volta prestare attenzione al gusto. Vi è la conoscenza teorica
e la conoscenze pratica. Sei ben addestrata nelle conoscenze teoriche,
ma non hai alcuna esperienza pratica, perciò devi avvicinarti di nuovo
per imparare”.
Srîmatî Radhika ha risposto: “Sono molto debole e temo quella persona
nera. Non voglio accettarlo come mio guru e studiare da Lui, ma vedo
che sei così qualificata, così matura e, a differenza Mia, capisci sia
la teoria che la pratica. Quindi penso che sia meglio se tu vai ad
imparare da Lui e poi torni qui ad insegnami quello che hai imparato”.

Sentendo tutto questo, le sakhi e manjari gustavano lo stesso rasa che
Radhika aveva gustato la notte precendete, solo che lo bevevano
attraverso le orecchie. Poi Syamala abbracciò Srîmatî Radhika e disse:
“Sakhî, vedo il Tuo albero è pieno di frutta, e anche se non li vedi
ora, entro pochi giorni vedrai sicuramente tanti bei frutti maturi e
dolci.” Dopo aver detto queste parole, Syamala si allontanò, ridendo.
A quel tempo Dhanistha inviò una sakhî da Srîmatî Radhika per
informarla sulla posizione di Krsna. Quella mattina la notizia era che
dopo che Yasoda baciò la testa di Krsna, gli disse: “O mio caro
bambino, le mucche ei tuoi amici Ti stanno aspettando, ma tu dormi
ancora!» Poi notò alcuni segni sulla bocca di Krsna e pensò, “Questi
ragazzi cattivi devono averlo graffiato mentre lottavano, o forse
mentre correvano dietro alle mucche si sono graffiati con le spine.”
In questo momento arrivò Madhumangala chiamando, “O sakha, O Kanhaiya!
” Vedendo Madre Yasoda riflettere sui graffi sulla bocca di Krsna,
Madhumangala disse: “So da dove vengono questi segni- Stava giocando
con le sakhi”. In sanscrito, la parola sakhi può riferirsi sia gli
amici di genere maschie sia femminile, così Yasoda pensava che si
riferisse riferirsi agli amici pastorelli di Krsna. Dietro la schiena
di Yasoda, Krsna posizionò l’indice sulle sue labbra, segnalando
Madhumangala di non dirle nulla, ma Madhumangala gesticolava
indicando, “lo le rivelerò tutto!”
Krsna stava pensando che se Madhumangala dovesse rivelare la verità,
sarebbe stato veramente imbarazzante, così mentre Yasoda andò a
prendere l’acqua, Krsna tirò Madhumangala vicino e disse: “Se non
rivelerai la verità, ti darò un laddhu, ma se lo farai, ti picchierò
sicuramente!” e Madhumangala ridendo, mantenne nascosta la verità.. Poi
Krsna prese l’acqua da Yasoda, si lavò la bocca, bevve qualcosa,
mangiò alcuni dolci preparati con il burro, e andò a Govardhana per il
resto della giornata.

Mentre stavano preparando Srîmatî Radhika per i suoi doveri
quotidiani, le sakhi e manjari erano immerse in questa harikatha
descritta dalla sakhi mandata da Danistha. Questa è una sintesi dei
passatempi della mattina di Sri Radha-Krsna come descritto nella
Govinda-lilamrta. Seguiremo il percorso del raganuga-sadhana, non il
percorso della vaidhî-sadhana, e alla fine il sole della piena
realizzazione di questi passatempi sorgerà nei nostri cuori.

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