Suspiria, il remake di Guadagnino è orribile e non convince al botteghino.

Guadagnino fallisce il suo esame da apprendista stregone”, ha titolato LeMonde. E Thomas Sotinel nella recensione ha sottolineato, riferendosi alla storia basata sulla congregazione di streghe malefiche nascosta sotto l’etichetta di una scuola di danza, che “dopo la brillante magia bianca di Call me by your name Guadagnino non è stato capace di lanciare un minimo incantesimo malvagio dissimulando questa lacuna sotto uno spettacolare camuffamento fatto di intuizioni estetiche, pretese intellettuali ed emoglobina”. Troppa la carne al fuoco, secondo il quotidiano francese: “guerra fredda e banda Baader-Meinhof, follia e dolore, danza e trance, è troppo per un solo film”.

Sul New Yorker Richard Brody ha sparato ad alzo zero: “risultato sordido, inconsistente kitsch sull’Olocausto, fanatico chic, con l’effettiva sostanza politica di un ideatore di una t-shirt di Che Guevara”. Per Brody Suspiria “incorpora familiari cliché per il consenso dello spettatore art house, applicando temi politici ad un film come fossero voci di una lista da spuntare”. Il carico l’ha infine calato il nostro Roy Menarini sul settimanale FilmTv: “un remake dalle ambizioni imperscrutabili, debitore dei fashion film che il cineasta frequenta con dubbi risultati, dove la maniacale cura dei dettagli non compone mai un puzzle culturalmente rilevante e persino il “viscontismo” dei primi film è svanito”. E ancora: “Ma fosse solo un luna park per intellettuali, sarebbe uno dei tanti. Il peggio è la cornice storica, dove la ferita del terrorismo tedesco e una complicata storia sulla Shoah si intrecciano irresponsabilmente con la vicenda stregonesca”.

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