Mese: Dicembre 2018

Diritto alla vita e obblighi di soccorso e sbarco

Continuano le partenze dalle coste libiche: migliaia di persone, uomini, donne e minori, in fuga dagli “orrori inimmaginabili” – come sono stati definiti in un rapporto dell’ONU dello scorso 18 dicembre – che si ripetono ogni giorno nei centri di detenzione in Libia, e dagli abusi delle milizie che controllano le rotte migratorie, a terra e nel Mediterraneo. Quel che ormai da tempo si mostra agli occhi indifferenti dell’opinione pubblica italiana ed europea – uomini torturati, donne abusate, ragazzi resi ciechi per le botte, schiavi venduti all’asta – non può più essere chiamato “inimmaginabile”: avviene con il supporto dell’Italia e dell’Unione Europea al Dipartimento libico per il contrasto dell’immigrazione (DCIM) e alla sedicente Guardia costiera libica, organismo fittizio in uno Stato privo di un’unica autorità centrale di coordinamento e di governo.

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Foto tratta da Comune-info.net

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Cop24, dall’inazione (politica) alla rivolta (sociale)

Sono numerose nel mondo le prese di posizione, gli scioperi e le manifestazioni organizzate per dire no ai risultati del summit contro i cambiamenti climatici, particolarmente timido, che si è appena concluso in Polonia. Azioni previste il 26 gennaio e dal 25 aprile, in tutto il mondo

La Conferenza Onu sul clima si è conclusa a Katowice senza grosse novità. I quasi 200 Paesi firmatari dell’accordo di Parigi – compresi Usa, Cina e Unione europea – avrebbero dovuto rendere operativi gli impegni presi, ma, con enorme fatica, tante pause e molti dubbi, compreso quello che riguarda la permanenza nell’accordo dell’America trumpiana (resterà teoricamente tra i firmatari almeno fino al 2020), nulla di decisivo è stato sancito. Salvo, al solito, rimandare: “faremo di meglio entro il 2020, quando presenteremo piani più rigorosi”, si è detto. Qualcosa che, più che inutile, suona derisorio, anche alla luce degli ultimi, catastrofici, allarmi lanciati dalla comunità scientifica internazionale.

In sostanza il summit polacco ha detto “faremo il possibile per contenere l’aumento di temperatura il più possibile vicino al grado e mezzo”, ma di impegni esatti nessuna traccia, mentre la strada che stiamo percorrendo porta dritta a un aumento di addirittura 3 gradi centigradi, che sarebbe uno scenario apocalittico. Ondate di calore, alluvioni e tempeste sono già oggi fenomeni estremi in buona parte del mondo.

Come ha detto May Boeve di 350.org al Guardian, l’unica speranza resta la società civile, la nostra voce sopra quella di una politica totalmente disinteressata a ciò che avverrà al di fuori del proprio mandato. E la società civile si muove a partire dai bambini, dalla svedese Greta Thunberg che ha parlato ai grandi del mondo e che scioperando da scuola ha dato vita a un movimento che ha mobilitato molte città in Australia, un Paese altrimenti piuttosto sordo, politicamente, al problema dei cambiamenti climatici e dell’ambiente in generale. Ma anche tra gli adulti, nella finanza, molto si muove: basti guardare al movimento gofossilfree che celebra ad oggi l’impegno di oltre mille istituzioni in giro per il mondo che hanno rinunciato a investire negli idrocarburi (carbone, petrolio e gas).

Xrebellion sta organizzando un giorno di protesta in 35 paesi del mondo, il 26 gennaio 2019, mentre la settimana dal 15 aprile sarà un altro appuntamento globale per chi sente di dover fare qualcosa per proteggere e migliorare la propria vita e quella degli altri. Purtroppo l’Italia non primeggia in consapevolezza ambientalista, siamo anche forse l’unico Paese d’Europa a non avere un partito di riferimento, che porti in Parlamento tematiche così urgenti e attuali, mentre invece già lo scorso week end le piazze in Gran Bretagna hanno ospitato manifestazioni di ogni tipo, anche per chiedere che l’ambiente abbia lo spazio che merita sui media: dal gesso gettato contro un edificio governativo a Bristol, alle dimostrazioni di massa a Cambridge, con volontari stesi a terra a fingersi morti, alla distribuzione di alberi a Glasgow, in Scozia. A Sidney i bambini hanno bloccato il traffico, e l’impatto è stato tale che il primo ministro australiano ha aperto bocca per invitare i giovani “ad essere meno attivisti”.

Quella dei bambini australiani ha dato energia ad altre proteste, e domenica scorsa una convention democratica è stata interrotta nella capitale dalle proteste contro le trivelle nei mari australiani. Secondo Abc News, il movimento che si prepara per l’ambiente sta per esplodere con enfasi paragonabile a quelli correlati alla guerra in Vietnam negli anni ’70. Sta a noi decidere se partecipare.

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Agroalimentare italiano top green in Europa, anche per la biocircolarità

L’agricoltura e l’agroalimentare sono i settori più green d’Europa. Lo sostiene il Rapporto GreenItaly2018 di Fondazione Symbola e Unioncamere (http://bit.ly/2SqQ5Uh), che rileva i punti di forza di questo primato sintetizzabili in: minor impiego di prodotti chimici irregolari, fatturato record di prodotti agroalimentari esportati (di cui parte rilevante appartiene ai prodotti biologi), grandi quote di recupero dagli scarti e primato anche per le indicazioni geografiche riconosciute.

Secondo il Rapporto, infatti, l’Italia:

  • è tra i grandi Paesi europei con la quota maggiore di materia circolare (la cosiddetta “materia prima seconda”) impiegata dal sistema produttivo: quasi un quinto del totale (18,5%);
  • è tra i Paesi al mondo con il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici irregolari (0,4%), inferiore di 3 volte alla media UE (1,2%) e ben 12 volte a quella dei Paesi terzi (4,7%);
  • è stata la seconda nazione al mondo per export di prodotti biologici (1.910 milioni di euro) dietro agli USA (2.400 milioni di euro) e nettamente avanti ai competitor dei Paesi Bassi (928 milioni di euro), Vietnam (817 milioni di euro) e Spagna (778 milioni di euro);
  • è l’unico Paese al mondo che può vantare 296 indicazioni geografiche riconosciute a livello comunitario per i prodotti alimentari, 37 per le bevande spiritose e 526 per il comparto dei vini.

L’agricoltura italiana inoltre si posiziona al primo posto in Europa in termini di valore aggiunto prodotto: 31,5 miliardi di euro, e pari al 18% del valore complessivo dell’UE a 28. Dati che collocano l’Italia al vertice in Europa davanti alla Francia (28,8 miliardi) e alla Spagna (26,4 miliardi), con la Germania distanziata di oltre 14 miliardi (17,5 miliardi).

Come certifica Eurostat, l’Italia con il suo 18,5% di materia recuperata dagli scarti (la c.d. materia prima / seconda) si colloca nettamente davanti alla Germania (10,7%), unico Paese più forte di noi nella manifattura. Con 256,3 tonnellate per milione di euro, dato quasi dimezzato rispetto al 2008 e molto minore rispetto a quello della Germania (423,6), siamo il più efficiente tra i maggiori Paesi europei nel consumo di materia dopo la Gran Bretagna (che impiega 223,4 tonnellate di materia per milione di euro e che ha però un’economia più legata alla finanza).

Dai rottami di Brescia agli stracci di Prato alla carta da macero di Lucca, all’uso sempre più intenso che si fa degli scarti agricoli o agroalimentari nelle industrie cosmetiche, farmaceutiche o tessili, l’Italia, povera di risorse, ha sempre praticato forme di ri-uso della materia più efficienti, più intelligenti e innovative. Con l’economia circolare – gli scarti di un’impresa diventano la materia prima di un’altra – si intrecciano le filiere tra loro e si definiscono nuovi rapporti: dando nuove opportunità a quella capacità collaborativa già insita nei nostri distretti.

La maggiore efficienza che caratterizza le aziende “circolari” che recuperano materia “buona” dagli scarti” si traduce per l’Italia in minori costi produttivi, minore dipendenza dall’estero per le risorse e maggiore competitività e innovazione.

Per avere un’idea delle quantità recuperabili dal comparto agroalimentare, secondo il Gruppo Ricicla Di.Pro.Ve. dell’Università di Milano in Italia ogni anno si producono 12 milioni di tonnellate di scarti: di questi, la frazione esclusivamente organica ammonta a 9 milioni di tonnellate. Sono quantitativi importanti, reperibili spesso vicino e a bassissimi costi, che se trovano applicazione in altre filiere o comparti, forniscono materia prima di qualità ed evitano impatti ambientali significativi; anche perché in molti processi la frazione recuperabile è molto elevata.

Gli investimenti per il recupero di questi scarti stanno aumentando, e aumentano al contempo i settori in cui questi scarti trovano impiego, grazie anche alla Ricerca e Sviluppo (R&S) delle nostre aziende più innovative. Si riportano di seguito due esperienze interessanti di riuso degli scarti agricoli e agroalimentari, premiate entrambe per la loro innovazione Green: Pigmento, che produce coloranti naturali e Lajatica, linea di cosmetici a base di vinacce.

Pigmento – coloranti naturali

La start up Pigmento, azienda italiana che produce colorante al 100% naturale da scarti agricoli e scarti alimentari, ha partecipato alla fiera internazionale Ecomondo 2018, dedicata all’economia circolare, appena conclusa, ed è stata premiata tra le vincitrici del Bando Start2BeCircular 2017, grazie al sostegno di Fondazione Bracco e Fondazione MAI di Confindustria,.

“I nostri coloranti provengono da scarti agricoli e agroalimentari: da bucce di cipolla, spinaci, vinaccia e fondi di caffè” racconta Miriam Mastromartino, CEO e fondatrice di Pigmento “tutte matrici vegetali che per le aziende del comparto agroalimentare sono rifiuto da smaltire, con costi significativi e impatti sull’ambiente”.

Un ritorno all’applicazione di colorante naturale, come in passato, possibile perché l’azienda ha messo a punto una tecnica estrattiva di pigmenti che permette di velocizzare i tempi di produzione e ridurre i costi. I coloranti estratti dagli scarti vengono commercializzati in polvere o liquido e numerose sono le possibilità applicative; i coloranti possono essere destinati a vari settori tra cui: tessile, bioedilizia, alimentare e cosmetica. “La nostra azienda ha già attive collaborazioni con aziende del settore cosmetico e della detergenza per la casa, ma molte altre sono le applicazioni possibili e i settori che intenderemo coinvolgere” spiega Miriam Mastromartino.

Tra le applicazioni possibili, per dirne alcune, possono trovare spazio: le pitture murarie, le vernici ecologiche, la colorazione dei tessuti, i prodotti per la bellezza. Grazie alle modalità innovative di estrazione sviluppate da Pigmento, l’impiego in tutti questi contesti diventa attuabile anche perché riesce ad essere intenso e duraturo nel tempo. Infine, precisa Mastromartino: “la sostenibilità di questo processo è davvero significativa, il residuo della nostra produzione, in ultimo, può essere utilizzato come bioenergia o compost”, per un recupero totale dello scarto.

Lajatica – cosmetici dalle vinacce

Ha vinto il Concorso Oscar Green, il premio promosso da Coldiretti Giovani Impresa arrivato alla dodicesima edizione che punta a valorizzare il lavoro di tanti giovani agricoltori: si chiama Matteo Bacci, è un imprenditore agricolo discendente da una famiglia di farmacisti, e insieme al celebre tenore Andrea Bocelli e alla sua impresa vitivinicola, in collaborazione con il dipartimento di Farmacia dell’Università di Pisa e supportati dall’esperienza del laboratorio Speziali Laurentiani, ha sviluppato un accordo per la produzione di una linea di prodotti antietà.

La linea che si chiama Lajatica Bocelli 1831, nasce nel 2017, e prende il nome dal territorio della tenuta di Bocelli, contiene sostanze antiossidanti, rappresentate da bioflavonoidi e polifenoli, e le concentrazioni di queste, estratte dalle vinacce, è tale da poter considerare le vinacce stesse una vera e propria fonte di giovinezza. La linea utilizza il resveratrolo, un potentissimo anti-età estratto dalle vinacce e uno scarto di distillazione di rosmarino, che è appunto l’acqua aromatica.

E così, dallo scarto che diventa prezioso, nasce una linea agricosmetica a km zero, e anche questo è importante perché la produzione in sito dei cosmetici consente l’approvvigionamento delle vinacce entro poche ore dalla vendemmia. E la fase dell’incameramento rapido permette di lavorare le vinacce prima dello sviluppo della fermentazione alcolica, evitando l’alterazione dei principi attivi.

Presto il team che ha messo a punto Lajatica potrebbe presentare un’altra linea che sfrutta le proprietà dell’olio di oliva igp toscano. Lajatica è attualmente venduta in Spa internazionali e possono trovarla a bordo i clienti delle navi Msc crociere.

Infatti, grazie ad un accordo siglato dall’azienda di Bocelli (una multinazionale di molte società ormai che operano in svariati settori, non solo nel vino) con la compagnia di crociere MSC, quest’ultima propone ai suoi clienti trattamenti definiti “Vinotherapy” accorpando la linea LAJATICA ad altri derivati dai vini di Bocelli. Alcuni trattamenti prevedono l’uso di semi e acini di uva, altri una combinazione della pianta di Verbasco e olio essenziale di cipresso, altri ancora sfruttano le proprietà degli agrumi e degli impacchi di semi d’uva e vite rossa per allentare le tensioni e nutrire la pelle con un massaggio. Insomma, o scarti o derivati da materie prime di qualità, tutti ingredienti sempre da materie prime vegetali ottenute da processi produttivi rispettosi dell’ambiente, dove non sono ammessi prodotti irritanti o inquinanti come parabeni, solfati, paraffine, tensioattivi.

Altre Fonti:

http://www.symbola.net/html/article/100italiancirculareconomy

http://bit.ly/2SqQ5Uh

http://giovanimpresa.coldiretti.it/

https://openinnovation.startupitalia.eu/57932-20171227-sios17-le-vincitrici-start-to-be-cicular-fondazione-bracco

http://www.oscargreen.it/aziende/toscana/lajatica-il-cosmetico-a-km-zero-che-solca-i-mari/

http://www.bocelli1831.com/it/healthebeauty.html

http://iltirreno.gelocal.it/pontedera/cronaca/2018/11/19/news/lajatica-i-cosmetici-alla-vinaccia-prodotti-dai-bacci-e-firmati-da-bocelli-1.17478074

http://bit.ly/2Ag9HU3

Immagine di copertina: Fotomontaggio di Armando Tondo

http://bit.ly/2SsmF8e