Come condurre una vita anticapitalista in un mondo capitalista

In questo periodo natalizio siamo invasi da pubblicità di profumi costosissimi, macchine per caffè espresso a cui non si può fare a meno se si vuole andare in paradiso, auto di lusso e panettoni, tanti tantissimi panettoni per vivere un’esistenza felice.

Va in controtendenza una lunga inchiesta pubblicata sul Guardian dove John Harris ha chiesto ai lettori di inviare alla redazione esempi di vita non capitalista nel mondo moderno.

Harris inserisce nel prologo all’articolo che racconta i suggerimenti più significativi una frase di Rebecca Solnit tratta del libro Hope in the Dark: “Le nostre interazioni e impegni verso la vita familiare, le amicizie, le avventure, l’appartenenza al sociale, spirituale e politico sono essenzialmente non capitaliste o addirittura anticapitalistiche, piene di cose che facciamo gratuitamente, per amore e per principio”.

Se ancora sentite di non fare abbastanza per andare in controtendenza a un mondo che chiede di consumare sempre di più leggete qui sotto, magari c’è qualche buona idea che non avevamo ancora preso in considerazione.

Qui di seguito alcuni esempi di buone pratiche che aiutano l’economia familiare e le relazioni.

Freecycle

Libero riciclo in libero scambio. Io ho qualcosa che non serve più a me e che serve a un altro. Mi connetto e metto a disposizione il bene che qualcun altro verrà a prendere. In Inghilterra la rete Freegle accoglie 2,5 milioni di membri.

Sono decine le pagine Facebook di “Vendo, scambio, offro” oppure l’ancora più esplicita “Te lo regalo se te lo vieni a prendere” che raccolgono le offerte in molte città italiane.

In Germania si può anche fare senza Internet. Scrive il Guardian: “Chris Everitt vive a Berlino. ‘Si chiama Sperrmüll, se hai oggetti domestici che non vuoi più, puoi lasciarli sulla strada. Le persone possono prenderli, e se sono ancora lì il giorno dopo vengono raccolti come rifiuti. Abbiamo un vicolo coperto vicino alla nostra strada principale dove la gente lascia le cose: libri, mobili, vestiti, soprammobili e persino cibo. Se vedi qualcosa di utile, puoi semplicemente prenderlo e quando hai qualcosa che non ti serve puoi metterlo lì. Entro poche ore se ne andrà e diventerà parte della vita di qualcun altro.”

Fai da te

“Non compro più vestiti”, dice Clea Whitley, 33 anni, da Londra. “Ho passato gli ultimi 11 mesi a imparare come realizzarli da solo. Compro il tessuto – fibre organiche e naturali il più possibile, e solo da piccoli commercianti indipendenti – e modelli di abbigliamento, ma compro solo ciò di cui ho bisogno, e così non c’è il pericolo che lavoro minorile, sostanze chimiche tossiche o crudeltà sugli animali siano coinvolti. Se sembra troppo impegnativo, puoi sempre ridurre il volume dei vestiti che possiedi”.
Su YouTube sono decine i tutorial che insegnano a cucire, lavorare a maglia o all’uncinetto, o bricolage in genere, basta solo un po’ di pazienza e la voglia di imparare.

Smetti di comprare sapone, balsamo, detersivi

Una soluzione non del tutto semplice ma perché non provare? Noi abbiamo i consigli di Mammachimica!

E rinunciare alle banche?

Kevin McCarron scrive al Guardian: “Ho tenuto i miei soldi fuori dalle banche sin dalla metà degli anni ’80. Conservo i miei soldi solo nelle cooperative di credito”. E subito pensiamo alla scomodità di non avere il Bancomat, per esempio. In Inghilterra decine di cooperative di credito offrono una carta di pagamento chiamata Engage, che funziona anche con Google Pay. Qualche lettore ci sa dire se una cosa del genere c’è anche in Italia?

Lascia la palestra

Un laureato di sociologia di 23 anni che vive a Salford scrive: “Una volta ho avuto un abbonamento alla palestra: 25 sterline al mese per respirare aria calda che puzzava di sudore e ascoltare musica pop estremamente rumorosa… E in più mi sentivo sotto pressione per ottenere il peso e la forma del corpo “ideali” anche per colpa dei macchinari della palestra che mi conteggiavano le calorie, il livello di sforzo e la velocità.

Ora mi piace fare jogging nel parco, dove posso stare in un ambiente tranquillo. Mi concedo il tempo di respirare e godere della natura mentre mi alleno, in quello che credo sia un modo molto più sano e produttivo. Non ci sono specchi che ti mostrino quanto sei “buono” o “cattivo”, e nessuna misura di produttività, che può permettere a qualcuno di mettersi a terra o pompare il proprio ego”.

Organizza un laboratorio di biciclette collettivo

“Come volontario, ho gestito un seminario sulla bicicletta della comunità, aiutando le persone a riparare le loro biciclette”, ha affermato un lettore del Guardian abitante nell’Essex. “Abbiamo creato una squadra di volontari locali e aperto il seminario due volte alla settimana per tutto l’anno. Chiunque può entrare e noi li aiuteremo a usare gli strumenti giusti e a risolvere qualsiasi tipo di problema.”
Un ottimo modo anche per fare nuove amicizie!

Fai volontariato

E qui si apre un mondo: ci sono ovunque associazioni di volontariato per moltissimi bisogni. Avete imparato a lavorare a maglia con i tutorial di YouTube come dicevamo in precedenza? Ok, ci sono associazioni che raccolgono sciarpe, berretti o coperte da regalare ai poveri. Siete bravissimi con i computer? Ci sono associazioni che cercano volontari per insegnare a usare un computer ad anziani e immigrati. Siete degli chef in famiglia? Potete cucinare nelle mense per gli indigenti… Nessuna di queste cose? Ok, potete fare compagnia e piccoli lavoretti alle persone anziane della vostra città.
Grazie ai neuroni a specchio poi ci si accorge che vedere una persona sorridere grazie a noi ci rende sorridenti a nostra volta, Insomma, siate egoisti con l’altruismo!

Vai online, quindi visita la biblioteca

“Cerca libri su Amazon, leggi le recensioni e poi passa al sito web della biblioteca pubblica per effettuare una prenotazione online per una sterlina”, consiglia Kath, da Oxford al giornalista inglese.

Ovviamente la biblioteca deve avere un sito con le prenotazioni on line ma comunque il suggerimento è valido: andare in biblioteca permette di risparmiare e conoscere altri lettori accaniti e scambiarsi opinioni interessanti. E poi da cosa nasce cosa…

Gli orti sono la risposta a quasi tutto

“Mantenersi in forma coltivando l’orto non comporta alcuna spesa per la palestra”, racconta un insegnante d’arte in pensione. “Il prodotto in eccesso viene distribuito alle persone mentre camminiamo verso casa dopo la raccolta. In estate siamo autosufficienti per quanto riguarda gli ortaggi, e in inverno abbiamo abbastanza patate e cipolle da usare fino a marzo. In autunno, le confetture e il chutney sono fatti e distribuiti ad amici e aiutanti”.

In Italia gli orti urbani sono una realtà in molte città e, secondo uno studio di ricercatori dell’Arizona State University pubblicato sulla rivista Earth’s Future se tutte le città del mondo avviassero progetti di agricoltura urbana si potrebbe arrivare a coltivare 100-180 milioni di tonnellate di cibo all’anno, circa il 10% della produzione mondiale di legumi, radici, tuberi e colture orticole.

Non gettare il cibo

“Sono volontario per Manchester FoodCycle”, afferma Jo Harvey, 42 anni. “Una volta alla settimana raccogliamo cibo in eccedenza da negozi e supermercati locali, poi la sera facciamo un pasto di tre portate con gli ingredienti, gratis per chiunque si presenti. Usiamo una cucina e una sala locali gratuitamente, il pasto è cucinato da volontari e il cibo è gratuito in quanto altrimenti sarebbe gettato via.”

Nove italiani su 10 si rammaricano e ammettono i loro sensi di colpa per il cibo gettato. Quattro italiani su 5 giudicano un’assurdità irresponsabile buttare il cibo ancora buono e 4 su 10 dichiarano di aver ridotto gli sprechi nell’ultimo anno.

Come fare allora? Applicando il foodsharing, per esempio, come abbiamo raccontato in questo articolo o quando abbiamo parlato dei foodbusters.

Acquista in modo selettivo

“Ho scelto attivamente di non acquistare da alcune aziende per diversi anni”, dice un lettore anonimo al Guardian: “Non utilizzo società le cui attività fiscali sono sospette o che ritengo dominino settori di attività che potrebbero essere aperti ad altri. E uso i negozi locali il più spesso possibile. ”

Non guidare

“Non ho mai guidato un’auto e non ho mai mirato a farlo”, dice Sara Gaynor. “Decisi dal 1988, dopo aver vissuto a Copenaghen, che non avrei mai fatto parte della cultura automobilistica e tutto ciò che ne consegue: benzina, inquinamento, ingorghi stradali, supporto alle industrie automobilistiche, petrolifere e pubblicitarie. Uso la bicicletta per andare al lavoro. Faccio i miei acquisti sempre in bici, i miei figli sono cresciuti viaggiando in bicicletta e con i mezzi pubblici.

Usa il tuo telecomando TV

E infine il consiglio di un lettore molto saggio: “Dovresti sempre avere l’energia quando arrivi a casa per goderti la serata”, dice. Quindi cerchiamo di lavorare meno e per non essere indotti in tentazione lo stesso lettore consiglia: “Abbassa il suono della tv quando tramettono la pubblicità”.

 

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