Cresce il numero di auto in Italia. E, non a caso, anche il numero di morti per inquinamento

Mentre l’Oms lancia un nuovo grido di allarme per i morti dovuti all’inquinamento dell’aria, che in Europa si concentrano proprio nel nostro Paese, – siamo al secondo posto per morti per Pm2.5 (60.600 decessi l’anno) e al primo per le morti da biossido di azoto (20.500 decessi) e per l’ozono (3.200 decessi) – l’ultimo rapporto di Euromobility toglie ogni dubbio rispetto a come dovremmo affrontare il problema: limitando drasticamente il traffico veicolare. Specialmente in pianura padana, dove si concentra il 95% dei morti europei e dove, dice l’Arpa, il traffico incide per il 78% sulle emissioni annuali di Pm10 nella provincia di Milano e tocca quota 83% nel capoluogo lombardo, dove si stima circolino oltre un milione di veicoli fra auto, mezzi commerciali, autobus e moto.

Al contrario, il rapporto, condotto con il Patrocinio del ministero dell’Ambiente, denuncia che continua ad aumentare (+0,8%) il tasso di motorizzazione delle principali 50 città italiane, attestandosi a un 59,3%. Eravamo e continuiamo a essere tra i paesi europei con più auto per abitanti, con cifre paragonabili solo agli Stati Uniti (dove però le distanze giustificano maggiormente la tendenza). Rispetto a una media europea di 587 veicoli in uso ogni mille abitanti, infatti, noi ci attestavamo a 707 auto circolanti già nel 2016 (dati Acea). Questo in un periodo in cui, dopo Francia, Olanda e Norvegia, anche il Regno Unito si appresta a bandire auto e furgoni diesel e benzina dal 2040, e Oslo sarà tra pochi mesi (gennaio 2019) la prima grande città occidentale del tutto priva di auto.

Da noi, gli unici dati positivi arrivano da Parma, che si conferma la città più “eco-mobile” d’Italia, grazie a un mobility manager che ha garantito nel tempo ottimi servizi di sharing mobility, una buona dotazione di servizi di trasporto pubblico e uno dei parchi circolanti più ricchi di veicoli a basso impatto. Parma è anche una delle prime città italiane ad aver approvato il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile e a incoraggiare nei fatti veicoli a zero impatto come la bicicletta.

Milano si classifica al secondo posto, solo grazie alla buona rete di mezzi pubblici, Venezia al terzo e Brescia al quarto, seguita da Padova e Torino. Completano le prime dieci posizioni Bologna, Verona e Modena. Cagliari, al settimo posto, è l’unica città del sud nella “top ten”. Roma, a conferma del suo declino, perde posizioni e si attesta soltanto al 23esimo posto. In fondo alla classifica Catanzaro, poco più su Potenza e Campobasso.

Mentre aumenta il numero generale delle auto, lieve nota positiva è che aumenta anche il numero di veicoli a basso impatto, soprattutto Gpl, che raggiungono complessivamente il 9,46% del parco nazionale circolante, e quelli ibridi ed elettrici che aumentano del 45%.

Come conseguenza ovvia, e come rileva lo stesso rapporto Euromobility, peggiora in Italia la qualità dell’aria. Dopo il netto miglioramento del 2016, causato tra l’altro solo da condizioni meteorologiche favorevoli, oggi solo 20 città italiane rispettano i limiti di normativa, contro le 23 del 2016. “Occorrono misure ben più coraggiose e strutturali di quelle fin qui messe in campo dal governo e dai nostri amministratori. La qualità dell’aria non accenna a migliorare e, come se non bastasse, non diminuisce neppure il numero di morti sulle strade delle nostre città“, spiega Lorenzo Bertuccio, presidente di Euromobility.

Sappiamo bene che il traffico non è l’unica fonte di inquinamento dell’aria, aggravato in inverno da un uso selvaggio dei riscaldamenti e dall’industria. Tuttavia, è ormai assodato (qui il rapporto Oms e qui l’americana Ncbi) che il traffico veicolare è di gran lunga la principale fonte di inquinamento aereo, attestandosi in generale nel mondo tra il 30% e il 50% delle emissioni totali.

Siamo gli ultimi in Europa, in un panorama comunque del tutto fosco ovunque. Ogni giorno oltre il 90% dei bambini sotto i 15 anni respira nel mondo aria inquinata, e questo costa all’umanità 600mila morti infantili dovute allo smog. L’Italia – lo ribadiamo – fa parte dei paesi con la qualità dell’aria peggiore, tanto che il 98% dei bambini è esposto a livelli troppo alti di polveri ultrasottili, ma questo non ha portato finora, da noi, serie politiche regolatorie. I dati sono stati presentati dall’Oms nel corso della prima Conferenza Globale sull’inquinamento dell’aria e la salute tenutasi a fine ottobre a Ginevra.

Immagine di copertina: Disegno di Armando Tondo

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