Mese: Novembre 2018

Zucchine croccanti

INGREDIENTI 1 kg di zucchine medie pan grattato spezie varie a piacere olio extra vergine d’oliva sale PREPARAZIONE – Lavare le zucchine, spuntarle e tagliarle a fette non troppo sottili. Metterle in una ciotola e aggiungere qualche cucchiaio di olio, mescolare con le mani e farle riposare mezz’ora. Preparare del pangrattato arricchito di spezie a […more]

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Un Paese impreparato al maltempo può dirsi civile?

Venti forti, nubifragi, piogge torrenziali e trombe d’aria hanno messo in ginocchio l’Italia e fatto salire a undici il numero delle vittime, nonostante l’impegno massivo dei vigili del fuoco – quasi 8mila interventi nell’arco di 48 ore in tutte le regioni. Fra le vittime del maltempo, un vigile del fuoco volontario. Decine i feriti. Per evitare ulteriori tragedie il Viminale ha inviato una circolare a tutti i prefetti invitando a prendere in esame la possibilità di chiudere non soltanto le scuole, ma anche gli uffici pubblici.

“La strada provinciale 227 per Portofino non esiste più, il borgo è isolato” ha dichiarato Matteo Viacava, sindaco di Portofino. Alle 5 di mattina di ieri è collassata una carreggiata della strada Aurelia a Finale Ligure, all’altezza della zona Malpasso. La forte pioggia ha provocato una voragine di 6 metri in cui è finita un’automobile, al volante una donna rimasta ferita. Un’altra donna, in Val di Sole, in provincia di Trento, è morta a causa dell’esondazione del torrente Meladrio. Sempre al nord, in Val Venosta, a Silandro, una bambina è rimasta ferita da un sasso, cadutole addosso mentre viaggiava in auto. Monterosso evaquata, il porto di Rapallo devastato, case scoperchiate in Valsugana, alberi che cadono a Roma. La situazione peggiore è in Calabria, dove i morti per il maltempo sono  quattro. Massimo Marrelli, manager in ambito sanitario privato della Regione, è stato sepolto vivo insieme ai suoi tre operai durante un lavoro a una condotta fognaria a Isola Capo Rizzuto, in provincia di Crotone.

Il 9 ottobre di 55 anni fa avveniva il disatro del Vajont. 260 milioni di metri cubi di roccia si staccarono in blocco dal Monte Toc, dietro la diga del Vajont, crollando nell’omonimo lago. Quattro minuti di apocalisse che provocarono la morte di 1917 persone. Dopo lunghi dibattiti, processi e inchieste, la responsabilità cadde sui progettisti e dirigenti della SADE (ente gestore dell’opera della diga del Vajont fino alla nazionalizzazione) che nascosero l’incoerenza e la fragilità morfologiche dei versanti del bacino, scopertosi in seguito non idoneo per un serbatoio idroelettrico di quella portata.

“L’italia non dimentica le vite spezzate, l’immane dolore dei parenti dei sopravvissuti, la sconvolgente devastazione del territorio, i tormenti delle comunità colpite. Neppure può dimenticare che così tante morti e distruzioni potevano e dovevano essere evitate”. Questo il commento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della commemorazione dalla tragedia del Vajont. Una tragedia annunciata, resa ancora più infame dall’indifferenza nei confronti dei geologi che avevano preannunciato l’eventuale catastrofe. Le cose da allora non sono cambiate. I geologi di oggi rimangono inascoltati, come accadeva a quelli di ieri. Identica l’arroganza dei politici che non si curano del territorio, invariata la supponenza di progetti ritenuti inarrivabili anche se basati inevitabilmente, necessariamente, su approssimazioni, e perciò non monitorati e manutenuti con la dovuta attenzione.

La memoria collettiva segue percorsi ricorsivi. Con il tempo, i ricordi tragici si attenuano, immagini inquietanti come quelle degli yacht in frantumi tendono a confondersi tra le macerie passate. Alcune, come quelle del Vajont, vengono iconizzate, smorzando parte del loro potere perturbante. È fisiologico. C’è un tratto trasversale e comune a questi atteggiamenti, proprio della cultura dell’ottimismo, che è tipicamente italiano, certo, ma fisiologico a ogni nazione inevitabilmente tenuta a misurarsi con l’imponderabile, l’emergenza, la casualità. Lo si potrebbe definire “istinto di sopravvivenza nazionale”, che in parte trae forza dal dubbio più o meno verbalizzato di chi rimane, ricorda, e sa che il motivo per il quale l’ennesima tragedia lo ha risparmiato non è dato a sapere. Ciò però non può e non deve esimere dal porsi una questione: un Paese impreparato al maltempo, può dirsi civile?

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Il film “HARE KRISHNA!” lanciato in India

La versione Gujarati del film HARE KRISHNA, il Mantra, il Movimento e lo Swami che ha iniziato tutto è stato presentato il 19 ottobre dal centro ISKCON di Ahmedabad al Ram Vijaya Festival alla presenza del Primo Ministro del Gujarat, Vijay Rupani.

Yadubara das, il regista del film, ha parlato davanti a 2.000 persone della straordinaria vita e delle realizzazioni di Srila Prabhupada. Ha aggiunto che mai nessuno nel corso della storia ha fatto così tanto per diffondere le glorie della vera cultura spirituale indiana e che Srila Prabhupada dovrebbe essere riconosciuto come il più eminente ambasciatore spirituale dell’India nel mondo.

Per raggiungere questo obiettivo, Yadubara ha rivelato il progetto che ha in mente per i prossimi sei mesi. La sua compagnia, la Inner Voice Productions, vorrebbe pubblicare il film nelle 7 lingue più importanti dell’India:  l’hindi, il bengali, il marati, il tamil, il telegu, il kanada e il malayalam. Yadubara ha precisato che tutte le lingue verranno doppiate, e non sotto-titolate, in modo che anche le persone analfabete possano capire il film. “Nessuno dovrebbe mancare di conoscere l’ispirante storia di Srila Prabhupada”. C’è anche l’idea di distribuire il film in tutte le scuole dell’India.

Chi fosse interessato ad aiutare questo importante progetto può scrivere a: info@innervoiceproductions.com

Potete comprare il film in diversi formati alla pagina web: http://www.harekrishnathefilm.com/#homepage

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