La sinistra scompare? Non le donne di sinistra

Sembra che la sinistra voglia ripartire dalle donne, almeno a Milano. Nella Giornata mondiale contro la violenza di genere, parliamo di donne con Silvia Roggiani, Segretaria del Pd Milano Metropolitana fresca di nomina, che non le manda a dire né a Pillon né alla sinistra.

«Di maschilismo ce n’è ancora molto, troppo, in politica come altrove», ci dice. Non capitava dai tempi del PCI che a ricoprire il ruolo di Segretaria a Milano fosse una donna. Si sa, ci vuole “carattere” per certi ruoli.  «Tu ce l’hai, il carattere?», un refrain continuo, che l’ha accompagnata nei tanti anni di carriera politica nonostante la giovane età, 34 anni, fino alla recente candidatura, che nell’entusiasmo generale ha fatto sorgere, di nuovo, dubbi sul fantomatico carattere.

Cosa si intenda per “carattere” è affare da speleologi: «Francamente non lo so, so che ai candidati uomini nessuno si è sognato di chiedere se avevano o no il carattere». Dovendo concorrere con una donna, gli altri sono stati chiamati a discutere di temi femminili, e «già questa è stata una vittoria». Con la sua candidatura la Roggiani ha voluto dare un segnale alle tante donne che a volte – viste le difficoltà – sono le prime a precludersi l’ambizione a volere di più e la possibilità di fare di più.

In passato, anche all’interno del Pd di cui è stata responsabile organizzativa, le è stato rimproverato di essere «troppo organizzativa e poco politica». Sembra una barzelletta ma non lo è, infatti non fa ridere, fa semmai riflettere sul livello di astrazione raggiunto dalla politica degli ultimi anni, sempre meno concreta.

La voglia di lavorare e tornare a temi cari alla sinistra come la parità e la rappresentanza di genere è tanta, il che è tutto dire, in un Italia, dove meno di una donna su due lavora, l’occupazione media femminile rimane ferma al 34,9%, e in regioni come la Sicilia scende addirittura al 29%. «Vogliamo impegnarci perché il nostro Paese smetta di essere quello dove la forbice fra i nostri stipendi e quelli degli uomini è ancora larghissima». Intanto, per chi se lo fosse perso, con l’ultima manovra il governo non ha rifinanziato i congedi.

Essere femministe oggi è un privilegio?

Non so se lo sia, credo che stia diventando però sempre più una necessità. Non tanto perché le donne non hanno diritti, ma perché questi diritti difficilmente vengono applicati, e addirittura messi in discussione. Siamo in un momento storico in cui non possiamo dare per scontati i diritti guadagnati.

La sinistra scompare. E le donne della sinistra?

Le donne di sinistra non stanno affatto scomparendo. Ne sono esempio io, ne sono esempio le 100 donne deputate che per la prima volta nella storia dell’America siederanno alla Camera, ne sono esempio le moltissime di donne in piazza contro il ddl Pillon, la scorsa settimana ero in piazza con loro. Paradossalmente questo governo oscurantista ha risvegliato una resistenza civile, un moto quasi rivoluzionario.

Rivoluzionario?

Sì. A partire da noi donne, che abbiamo a cuore la parità di genere e vogliamo combattere con un governo che vorrebbe riportarci indietro di 50 anni e sottrarci diritti che hanno conquistato le nostre nonne.

Alcune di queste nonne da ragazze erano nell’UDI (Unione Donne Italiane), facevano self-help insegnando alle altre donne a controllare il seno e a conoscere il proprio corpo. Leggevano libri come Noi e il nostro corpo.

Posso dire cosa sta facendo Pd Milano Metropolitana. Innanzitutto siamo stati tra le prime Federazioni in Italia ad aver portato avanti un percorso di rinnovo della Conferenza delle Donne Democratiche, un progetto parallelo al Pd, che a sua volta, livello nazionale, vale a dire alla Camera e al Senato, ha chiesto tutte le audizioni possibili e i voti al ritiro per non far passare il ddl Pillon.

Che iniziative avete?

Abbiamo deciso di lanciare proprio oggi una campagna di mobilitazione. Attualmente una donna su tre è vittima di femminicidio. È una piaga intollerabile, dobbiamo sensibilizzare più persone possibili. Oggi siamo in oltre 20 banchetti sparsi in Milano e provincia per informare sulla Rete Antiviolenza e sugli strumenti di contrasto alla violenza di genere.

Quindi non è solo una battaglia politica…

Diffondere una cultura che valorizzi la differenza genere e promuova il superamento degli stereotipi dovrebbe essere una battaglia sia politica che culturale. Oggi è una data simbolica, perciò partiamo da oggi. C’è bisogno di simboli.

Le ideologie si nutrivano di simboli. Ci sono ancora le ideologie?

Purtroppo sì, ed è ora si staccarsene, il mondo procede in direzione opposta.

L’ideologia permetteva una dialettica, un tempo si parlava, non ci si arroccava.

La sinistra italiana parla forse troppo, non credo manchi la dialettica, semmai una sintesi fra le diverse correnti, che pure ci sono sempre state accanto alle grandi ideologie. Il Pd è nato anche grazie a queste piccole correnti. Tra gli iscritti al partito provenienti dai partiti fondatori e quindi ‘ideologici’ e i neoiscritti la dialettica è forte su alcuni temi.

Dimmene uno.

Il lavoro. Sull’art.18 lo scontro interno è ancora forte e spesso generazionale. Per alcuni, l’art.18 rimane l’unico mezzo a sostegno dei lavoratori, per altri, i lavoratori che traevano giovamento dall’art.18 erano comunque una minoranza, e bisogna occuparsi anche degli altri. Il valore della tutela del lavoro è il nostro faro, ci accomuna. Come tutelare il lavoro, rimane una questione su cui dovere trovare una sintesi, al più presto.

A parte la parità di genere, quale altro tema ti sta a cuore?

L’ambiente. Credo che molti degli elettori di sinistra che hanno votato i  5 stelle oggi siano a loro volta delusi proprio sul tema dell’ambiente. Personalmente ho apprezzato il decreto sulla terra dei fuochi, ma i condoni passati con il decreto Genova sono inaccettabili. Tornando a una realtà più piccola, regionale, Milano è la città che ha messo gli incentivi più alti sulle caldaie. Le politiche ambientali passano dalla buona pratica dei cittadini, che vanno incentivati.

Sembra che Milano voglia svincolarsi dalla dimensione italiana.

Sì, e lo dimostrano anche i ranking internazionali, Milano svetta tra le città europee e mondiali.

I tuoi genitori sono contenti che tu abbia intrapreso la carriera politica?

Mia madre molto, mio padre è un po’ preoccupato.

Immagino per il clima di cui si parlava.

Sì, il clima è sotto gli occhi di tutti, anche suoi.

Hai figli?

No, ma li vorrei. Vorrei avere la sfrontatezza di prendere la decisione  senza pensare troppo a quello che potrebbe succedere.

Momento Nanni Moretti: Silvia, dimmi qualcosa di sinistra.

Equità. Praticare l’equità nel quotidiano, essere di sinistra per me significa questo.

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