Auto elettriche: produrle in Ue costa caro, mantenerle anche. Intanto la Cina sorride

Il capo di Wolkswagen Herbert Diess avverte: mantenere la promessa di proporre al mercato una versione elettrica di ogni modello di auto costerà più del previsto. Non basteranno i 20 miliardi di euro immaginati, almeno alla luce di nuovi dati, che spingerebbero l’amministratore delegato del colosso tedesco a pressare l’azienda verso una riduzione delle spese, funzionale a investire su nuove tecnologie e fronteggiare eventuali crisi.

Le dichiarazioni sono estratte da un’intervista che Diess ha realizzato per una newsletter interna, in cui appunto ammette che i costi della transizione verso l’elettrico sono più alti di quanto ci si aspettasse. La ragione è anche che i competitor hanno fatto progressi maggiori, ma si tratta di una preoccupazione comune che unisce tutte le case produttrici. Anche la Daimler (Mercedes-Benz) ha recentemente ammesso che la prospettiva di presentare una gamma di 10 veicoli elettrici entro il 2022 significa oltrepassare le stime di 10 mld di euro previsti inizialmente come investimento. Da parte sua, VW ha in programma di aggiungere 300 versioni ibride plug-in e elettriche al 2030, di conseguenza la questione costi diventa fondamentale.
Servono profitti per finanziare il nostro futuro”, sentenzia Diess. Ma non sono soltanto slogan allarmistici, si parla di numeri. “Il 4% è il minimo, il 5-6% ci consente alcuni investimenti, il 7-8% ci rende a prova di crisi”. Detto questo, la crisi di cui parla Diess non è comunque imminente: la strategia del gruppo al 2025 ha come obiettivo un utile operativo sulle vendite che si attesti proprio tra il 7 e l’8%, con sviluppi particolari nel comparto della mobilità sostenibile.

Costruire auto elettriche significa oggi vedersela con l’elevato costo delle componenti, batterie in primis. In generale, l’Europa è partita in ritardo rispetto a Paesi come la Cina, che invece concede crediti per i produttori di veicoli elettrici e nell’ultimo anno ha investito 21,7 mld di euro in questo settore (contro i 3,2 mld della Ue). Le cifre vengono dal rapporto “Auto elettrica: investimenti e nuovi posti di lavoro in Cina. E l’Europa?” diffuso da Greenpeace, Legambiente, WWF, Kyoto Club, Fondazione per lo sviluppo sostenibile e Cittadini per l’Aria, che nei mesi scorsi si erano rivolti al ministro Sergio Costa perché venissero introdotti obiettivi di vendita per i produttori. Si legge:

“La politica cinese in materia di veicoli puliti – il ‘mandato per i veicoli a energia nuova’ – prevede che i costruttori di automobili ottengano crediti per la produzione di veicoli elettrici equivalenti al 10% del mercato complessivo delle autovetture nel 2019 e al 12% nel 2020. Considerando la struttura del credito, l’obiettivo per il 2020 si tradurrebbe in veicoli a zero emissioni pari a circa il 4% dei veicoli venduti. Nel novembre dello scorso anno, la Commissione europea ha proposto nuovi obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 delle autovetture del 15% e del 30% rispettivamente nel 2025 e nel 2030, ma non ha posto nessun obiettivo significativo sulle vendite di veicoli a zero emissioni”.

Se l’Europa non schiaccerà l’acceleratore, insomma, si potrebbe verificare un’invasione di componenti provenienti dal mercato cinese; gli stessi produttori peraltro si stanno affrettando ad aprire stabilimenti in Cina o a stringere partnership con realtà locali, basti pensare alla joint venture tra BMW Group e Brilliance China Automotive Holdings o alla megafactory che la stessa VW possiede in Cina, a Foshan, entrambi siti destinati allo sviluppo della e-mobility attraverso la fabbricazione di batterie.

Va meglio dal punto di vista dei potenziali acquirenti di veicoli elettrici, ma non in Italia. Secondo i dati pubblicati da LeasePlan, nel nostro Paese possedere un’auto elettrica costa più che altrove.

Lo studio annuale Car Cost Index mostra che i veicoli elettrici sono già più economici rispetto alle auto con motore tradizionale in Norvegia e nei Paesi Bassi, mentre in Belgio e nel Regno Unito il gap nel costo totale di proprietà si sta rapidamente riducendo. Ma in Italia, rispetto ad una media Ue di costo medio di possesso di 616 euro mensili, si arriva al primato di 761 euro mensili come media delle 3 alimentazioni (benzina a 667 euro, diesel 628 e elettrico a 986 euro). Si spende meno che altrove in Polonia: 448 euro.

I costi di proprietà considerati sono quelli del segmento auto di piccole e medie dimensioni di 21 Paesi Ue e vengono presi in esame tutti i costi sostenuti dagli automobilisti, compresi carburante, ammortamento, imposte, assicurazione e manutenzione.

Rapportato al PIL dei vari paesi, i conducenti in Italia, Finlandia e Belgio devono sostenere il costo di proprietà più elevato, mentre gli automobilisti di Irlanda, Polonia e Svizzera quello più basso. Soltanto la Norvegia presenta un costo medio totale di proprietà per un veicolo elettrico – 670 euro al mese – inferiore al costo da sostenere sia per un’auto a benzina (731 euro) che a diesel (722 euro).

Non dimentichiamo poi che i proprietari di veicoli elettrici pagano più tasse: in media 131 euro al mese in tasse di circolazione e IVA per via dei costi di acquisto elevati, contro i 104 euro spesi in media per le auto alimentate a benzina e i 108 euro per quelle a diesel. Ma risparmiano in termini di alimentazione: 39 euro in media al mese per l’energia elettrica contro i 110 euro della benzina e i 78 euro del diesel. La benzina resta ancora la soluzione più economica per i guidatori in Romania, dove il costo totale mensile di proprietà per un veicolo è di 353 euro in media e le imposte si paga 50 euro al mese di IVA e una tassa di circolazione inferiore del 48% rispetto alla media europea.


Fonte immagine di copertina: Flickr

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