Classi miste, i bambini stranieri non rallentano i nostri figli

“Non voglio che mio figlio resti indietro a causa loro”.  Quando il dibattito sull’immigrazione affronta il tema della scuola, sembrano trovarsi d’accordo anche le persone più distanti, il giornalista di sinistra che per carità non è razzista però, e coloro che vedono in Salvini il Messia che ci salverà dalla terribile inondazione delle acque nere. “Il problema è che un bambino straniero in classe ritarda l’apprendimento”.  Il dibattito unidirezionale che non lascia possibilità al dissenso dimentica che la società multietnica è una realtà inconfutabile da cui è impossibile escludere i figli.

La campagna mediatica della paura – strumentale a molteplici forme politiche, loro sì pericolose – trasporta in un oscurantismo che ci riconduce a un medioevo senza via di uscita. Agli stranieri viene assegnato oggi lo stesso ruolo del Malaussène di Pennac: il capro espiatorio. È comodo avere qualcuno a cui addossare tutte le colpe per quello che non funziona nella nostra società. Perché non cogliere l’incontro di culture come vantaggio?

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