Consiglieri e amici

Il sistema dei counselor è un argomento che trovo molto importante e sono felice di parlare di questo argomento ogni volta che mi si presenta l’occasione. Oggi vorrei esprimere le mie convinzioni, non sulla base della mia posizione di “autorità”, ma da un punto di vista personale e aperto, di qualcuno che ha avuto molti anni di esperienza nell’ISKCON. Se date un valore a questi anni di esperienza, allora forse quando vi apro il mio cuore vi potrei aiutare a capire perché ritengo che questo sistema di counselor sia importante.
Non sono qui in veste di GBC di Mosca. Mi sono reso conto che dare ordini come GBC non apre il cuore a nessuno. Francamente, sono stanco di martellare, e quindi ho messo da parte il martello molti anni fa. Se uso ancora un martello, sarà solo per piantare un chiodo. Non ho intenzione di martellarvi sulla testa per farvi accettare questo sistema, anche se cercherò di aprire qualche mente, e spero anche alcuni cuori.
Poco prima di venire qui, pensavo che se avessi aperto il mio cuore per primo, avrei potuto influenzare qualcuno. Pertanto vi spiegherò perché personalmente ritengo importante avere questo sistema di counselor.
Con questa introduzione, spero che voi ora capiate perché sono venuto. E spero sia chiaro che il vostro GBC oggi non verrà. Dimenticatevelo. Non vi sta parlando il GBC, vi sta parlando Niranjana Swami.
Personalmente ho visto nei miei anni di esperienza in coscienza di Krishna, o dovrei dire nel Movimento per la Coscienza di Krishna, una diversione. A volte questa diversione è molto grande e talvolta non lo è.
Quando ripenso al perché sono diventato membro del Movimento per la Coscienza di Krishna, ricordo che nel mio cuore mi sono unito al Movimento per sviluppare la devozione al Signore, Krishna. Volevo imparare a diventare cosciente di Krishna. In quegli anni non c’era un’organizzazione molto sviluppata. Srila Prabhupada aveva fondato molti templi, e aveva anche appena creato il GBC poco prima che io diventassi devoto. Per me era ovvio che esisteva una struttura. Ma i nostri templi erano basati su principi molto semplici.

Non c’erano cose come il bhakta program o programmi del genere. Non penso nemmeno che usavamo la parola “dipartimento”. Non ricordo di aver mai sentito quella parola. C’era un presidente del tempio, un comandante del tempio, e c’era un tempio pieno di brahmacari e alcune brahmacarini. C’erano anche dei devoti sposati che vivevano vicino al tempio, ma per lo più i brahmacari che vivevano nel tempio. La vita era molto semplice e austera, perché il movimento non era così sviluppato. Non avevamo molto denaro.

Ricordo che durante il mio primo inverno nel tempio, per un periodo non c’era riscaldamento. A tutti i brahmacari erano stati dati dei cappotti, ma siccome il tempio non aveva molti soldi, erano cappotti piuttosto economici. Probabilmente costavano non più di 20 dollari, perché era tutto quello che avevamo. Così di notte tutti si chiudevano nel cappotto e, per chi lo aveva, nel sacco a pelo. Ci si chiudeva dentro e ci si addormentava. Una vita molto semplice.

Ci svegliavamo per il mangal aratik, recitavamo il japa e poi facevamo colazione, che consisteva in uno spicchio di arancia, dei ceci e un po’ di fiocchi d’avena. Poi pulivamo il tempio e andavamo in harinam per praticamente tutto il giorno, tutti i giorni. Ci fermavamo per mangiare e il pranzo consisteva in pane e patate; ci sedevamo a mangiare fuori o nella metro. Poi tornavamo al tempio verso le cinque di sera. A volte l’harinam era composto da due devoti. A volte, quando tutti erano davvero entusiasti, c’erano quattro devoti. Ma questo perché non c’erano molti devoti nel tempio. Quando sono diventato devoto, eravamo forse in 15, o qualche volta anche meno, circa 12 devoti.

La sera facevamo la doccia, andavamo all’aratik e poi alla lezione di Bhagavad-gita. Ogni giorno era così. Quell’anno, la distribuzione dei libri di Srila Prabhupada ha iniziato ad aumentare un po’. Ma la maggior parte delle nostre attività erano centrate sull’adorazione delle Divinità, sull’harinam, sulla distribuzione del prasadam e sulla distribuzione delle riviste Back to Godhead. La vita era molto semplice e regolata. Srila Prabhupada ha posto enfasi a queste attività per lo sviluppo della nostra coscienza di Krishna: harinam, distribuzione del BTG, adorazione delle Divinità, e partecipare ai programmi spirituali ogni giorno. In questo ambiente molto semplice abbiamo imparato a come trasformare la nostra vita, che prima era complicata, in una vita molto semplice in coscienza di Krishna.

A quel tempo, vivere al tempio era come essere in una famiglia. Avevamo le nostre difficoltà, avevamo le nostre discussioni, avevamo problemi finanziari, stavamo lottando. Ma stavamo tutti lottando insieme. E poiché stavamo tutti lottando insieme, ci aiutavamo a vicenda. Nei nostri sforzi di aiutarci a vicenda, eravamo tutti in grado di valorizzare i punti di forza degli altri. Ricordo di avere avuto molti amici nel tempio, uno dei quali era il presidente del tempio. Quello che faceva era venire da me e darmi una pacca sulle spalle. Ne avevo bisogno perché a volte la situazione era molto difficile. Stavo lottando, soprattutto quando ho iniziato la distribuzione di libri. Ma mi sono sempre sentito come se qualcuno si prendesse cura di me. E mi sentivo al sicuro. Ero felice. Anche se stavo lottando, sentivo che a qualcuno io importavo davvero. Non dimenticherò mai quei primi anni in coscienza di Krishna.

Sono contento che questo devoto che era il mio presidente del tempio oggi sia ancora molto attivo. Gli sono anche grato per le cure che mi ha prodigato. Lui predica la coscienza di Krishna in Italia [Trai das prabhu]. E’ lì da più di 30 anni. Se non avessi ricevuto quelle premurose attenzioni da parte del mio presidente del Tempio e del mio responsabile del sankirtan, non so se sarei riuscito a superare quei momenti difficili.

Venne il momento in cui venni raccomandato per l’iniziazione. Il presidente del tempio mi raccomandò a Srila Prabhupada, e Prabhupada rispose e mi accettò come suo discepolo. Prabhupada scrisse il mio nome di nascita e proseguì: “L’ho accettato come discepolo iniziato e il suo nome ora è Niranjana Dasa.” E Prabhupada scrisse che il presidente del tempio doveva prendersi cura di me perché Coscienza di Krishna significa creare delle persone dal carattere ideale.

Purtroppo allora non vidi quella lettera. In effetti ho visto quella lettera circa 15 anni dopo. Il mio presidente non me l’aveva mai mostrata. Non so il perché, ma l’ho vista molto tempo dopo. E quando l’ho letta, ho riflettuto, e ho apprezzato la cura e la preoccupazione che Prabhupada aveva e la cura e l’attenzione che aveva il presidente del mio tempio.

Quello che vi sto rivelando è che nei miei primi anni in coscienza di Krishna, il fatto che ci si prendeva cura di me, mi ha aiutato a rimanere fedele alla coscienza di Krishna.  E non era un prendersi cura in modo forzato. Prendersi cura in modo forzato non funziona. Non sentivo che il presidente del Tempio si stesse prendendo cura di me perché era stato costretto da qualche dovere a prendersi cura di Bhakta Tal dei tali. A lui importava di me. E non solo, ma quello che lo rendeva davvero così attraente è che sentivo che gli importava di me perché voleva che io fossi cosciente di Krishna. Non gli importava di me perché voleva che qualcuno lavasse le pentole. Non gli importava di me perché ero l’unico che nel tempio si intendeva di falegnameria e così sistemavo il tempio in molti modi. Non gli importava di me perché ero praticamente l’unico ad avere la patente.

Qualcuno potrebbe dire: “Beh, forse pensi che a lui non importava di te per tutte quelle ragioni, ma io vedo più in là.” Ma non sentivo questo. Non mi sono mai sentito così con lui. Ho sempre sentito che gli importava di me perché ogni volta che veniva da me, si sedeva e mi raccontava qualcosa di Srila Prabhupada. A quei tempi non c’erano nemmeno tanti incontri. Non ricordo di essere andato nell’ufficio del Presidente del Tempio per un incontro. I nostri incontri avevano luogo quando veniva da me e mi dava una pacca sulle spalle. Ci sedevamo e parlavamo per qualche minuto, e mi sentivo completamente ripulito, incoraggiato, ispirato e pronto ad andare avanti con il mio servizio. E poiché stavamo tutti lottando insieme, il presidente del Tempio era quella persona che era in grado di parlare con tutti in quel modo, per mostrare la sua cura e  la sua attenzione.

Ricordo che il tempio aveva delle grosse difficoltà finanziarie. Tutto quello che stavamo dando erano delle riviste Back to Godhead. Le stavamo distribuendo per soli 25 centesimi l’una. Se qualcuno dava 20 riviste in un giorno era qualcosa di  fenomenale. Ne parlavamo tutto il giorno. Così, anche se avevamo problemi economici, non mi spingeva mai a uscire per fare soldi. Non mi stava davvero spingendo a fare qualcosa. Ma siccome veniva semplicemente a parlarmi di Prabhupada e a dire qualcosa della missione di Prabhupada, mi sentivo naturalmente ispirato ad andare avanti.

Niranjana Swami

(dal suo libro Taking care of Krishna’s devotees)

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