Quel codicillo nel decreto Genova che mina la salute dei campi

Pochi si erano accorti di un nesso logico tra il crollo del ponte Morandi e la quantità di idrocarburi ammissibili nei fanghi di depurazione. Ma il decreto Genova, in versione omnibus, crea a sorpresa questo collegamento. Parte dagli “interventi urgenti per il sostegno e la ripresa economica del territorio del Comune di Genova” per arrivare a occuparsi, all’articolo 41, della “gestione dei fanghi di depurazione” che nulla hanno a che vedere con la mobilità in Liguria. Un’occasione buona per aumentare di 20 volte, rispetto alle indicazioni che vengono dalla Corte di Cassazione e dal Tar della Lombardia, i valori ammissibili di un gruppo di idrocarburi chiamati C10-C40. Prima i limiti erano 50 milligrammi per chilo (quelli validi per il terreno che la magistratura, in assenza di una norma specifica, aveva preso come punto di riferimento per i fanghi), ora diventa 1.000 milligrammi per chilo.

“Il ministro Toninelli, che dice di aver scritto con il cuore il decreto, sferra un attacco all’ambiente e alla sicurezza della catena alimentare del nostro Paese perché si determinerà una contaminazione delle falde e dei terreni”, accusa il leader dei Verdi Angelo Bonelli, che ha denunciato la modifica dei valori annunciando un ricorso all’Unione europea.

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