Le tentazioni del dottor Velasco che fa il gesto dell’ombrello agli arbitri

Sarebbe piaciuta da morire a Federico Fellini la sfuriata post-partita dell’altra sera di Julio Velasco. Che al termine della partita di pallavolo vinta ai Mondiali dalla sua Argentina contro la Polonia, si è lasciato andare a un’esultanza che potremmo definire esuberante, con quattro gesti dell’ombrello ripetuti all’indirizzo degli arbitri. L’uomo che per circa vent’anni ha impartito lezioni di sportività agli italiani, saltava sul parquet e mandava a quel paese i direttori di gara. Come in un qualsiasi settore di uno stadio.

Antonio Mazzuolo

Fellini avrebbe riso compiaciuto e ci piace immaginare che avrebbe ripensato al suo Antonio Mazzuolo, il personaggio che lui e Flaiano (con Tullio Pinelli) avevano tratteggiato per un episodio del film Boccaccio70: “Le tentazioni del dottor Antonio”. L’integerrimo moralista che vuole censurare un mega manifesto pubblicitario da cui la giunonica Anita Ekberg invita a bere più latte. Immagine che diventa via via un’ossessione per l’ambasciatore del puritanesimo. Finirà con il dottor Antonio aggrappato al cartellone, ormai preda di deliri e perdutamente innamorato di Anitona. Prima che un’ambulanza passi a recuperarlo.

Icona della sportività

Ci è tornato in mente guardando quella scena di Julio Velasco, l’uomo che in Italia ha rappresentato un’icona della sportività. L’argentino creò la pallavolo italiana, la prima fortissima Nazionale di volley che vinse tutto tranne le Olimpiadi che restarono una maledizioni per il commissario tecnico argentino. Un formidabile allenatore. Ma Velasco è riuscito a lasciare il segno anche fuori da un campo di pallavolo. Conquistò tutti con le sue lezioni di sport e di vita. Sin dai remoti tempi del Maurizio Costanzo Show. Ha tenuto nel corso degli anni migliaia di lezioni nelle scuole e nelle aziende contro la cultura degli alibi, sull’importanza del sacrificio per raggiungere i risultati, sull’importanza dell’accettazione del verdetto del campo.

Vederlo lì, al centro del parquet, agitarsi come un indemoniato e ripetere il gesto dell’ombrello una, due, tre, quattro volte, è stato come rivedere il dottor Antonio dopo aver perduto ogni freno inibitore e provare in ogni modo ad amare la virtuale Anitona.

La forza dello sport

Ovviamente può capitare a tutti. È la forza dello sport. E della vita che ti prende e ti trascina, anche se hai costruito gran parte della tua esistenza su principi opposti. Nel post-partita Velasco non si è tirato indietro e ha spiegato la sua reazione: «Gli arbitri sono stati “un sacco” di tempo a parlare al microfono fra loro, sembrava che ci fosse da fare una votazione. L’arbitro fischia o così o cosà ed è finita. Non è possibile questo. E non è possibile che l’allenatore della Polonia tutte le partite faccia le stesse cose, che contesti tutti i palloni finché riesce a far cambiare la decisione e allora questa volta mi sono arrabbiato molto perché va bene tutto, però…».
Pare che abbia esclamato: “Questo non è sport”. È stato squalificato e l’ultima partita la sua Argentina l’ha giocata senza di lui.

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