Le donne per gli ultras della Lazio e per il Manchester City

Era l’ottobre del 2009, quasi dieci anni fa, quando Fabio Capello disse chiaro e tondo: «Nel calcio italiano comandano gli ultrà. In Italia allo stadio si può insultare tutto e tutti. All’estero no». Una riedizione in versione pallonara del morettiano: “Con questi dirigenti non vinceremo mai”, gridato una sera di febbraio del 2002 in piazza Navona davanti a due esterrefatti Fassino e Rutelli.

Capello non ha mai più allenato in Italia, si limita a fare il commentatore. E gli ultras spesso fanno notizia. Quelli della Lazio più di altri. Le figurine con Anna Frank con la maglia della Roma fecero tristemente il giro del mondo. Così come l’audio rubato in cui Lotito annunciava la visita alla sinagoga: “Annamo a fa’ sta sceneggiata”. Finì con 50mila euro di ammenda e nessuna squalifica per il club.

Il volantino della Curva della Lazio

Stavolta i signori della Curva Nord – il settore dei tifosi della Lazio – hanno voluto mettere in chiaro i rapporti di genere allo stadio:  “Le prime file, da sempre, le viviamo come fossero una linea trincerata. Moglie e fidanzate pertanto le invitiamo a posizionarsi dalla decima in poi. Chi sceglie lo stadio come alternativa alla spensierata e romantica giornata a Villa Borghese, andasse in altri settori”.

Anche in questa occasione “ohhhh” di disappunto hanno accolto la notizia. Come in un film di Buñuel, i cummenda del calcio hanno scosso l’opinione pubblica con le loro roboanti dichiarazioni. La Procura della Federcalcio ha persino aperto un’inchiesta. Il mondo ultras si è talmente spaventato che in Sicilia, a Siracusa, hanno deciso di adottare il modello Lazio e le tifose locali, le Arutesee, hanno abbandonato il movimento per protesta.

Il documentario sul Manchester City

Sui media italiani non si è andati oltre qualche corsivo di maniera. È andata diversamente al Guardian dove la giornalista Marina Hyde ha paragonato l’attenzione e lo sdegno che i media hanno riservato al volantino maschilista laziale (da lei ovviamente definito sconvolgente), agli elogi che hanno accompagnato il documentario sul Manchester City. E, soprattutto, ai silenzi sul trattamento riservato alle donne negli Emirati Arabi il Paese dei proprietari del club allenato da Guardiola: “lì – scrive – ai mariti è concesso picchiare le loro mogli; lo stupro coniugale non è un crimine; centinaia di vittime di stupro sono frustate o imprigionate ogni anno in base a leggi che vietano il sesso extra-coniugale”.

E ancora: “Il calcio – scrive Hyde – è un veicolo per il riciclaggio della reputazione. Nessun documentario dovrebbe tacere che il proprietario della squadra fa parte di un regime di orribili autocrati, e ogni tentativo di trascurare l’attenzione da quello è un’azione compiuta nel servizio di quel regime”.

Problemi – conclude la giornalista – non meno importanti di quelli sollevati dal volantino della Lazio. Eppure non si direbbe dalla copertura mediatica. La spiegazione è nel titolo del suo articolo che suona più o meno così: “Se gli ultras della Lazio avessero le riserve di denaro del Manchester City”.

Il sindaco di Napoli in prima fila

Gli ultras sono protagonisti anche a Napoli. Più che altro nel ruolo di attori non protagonisti. La copertina va senza dubbio al sindaco Luigi de Magistris da tempo in battaglia con il presidente del club Aurelio De Laurentiis per la gestione dello stadio. Lite che si combatte a colpi di comunicati, continue dichiarazioni, acquisti di pagine di quotidiani. Il tutto in un clima di perenne contestazione a De Laurentiis da parte degli ultras che hanno invitato il primo cittadino a disertare la tribuna d’onore e a guardare la partita con loro in curva. De Magistris non se l’è fatto dire due volte: “Sarò in curva con voi per la prossima partita in casa con la Fiorentina. Del resto dopo i reiterati e offensivi attacchi alla Città e ai napoletani ho deciso di non sedermi più accanto ad Aurelio De Laurentiis”. Il genere è quello giusto.  

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