GRATITUDINE

15/08/2018
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“Sii grato a tutti perché tutti stanno creando uno spazio nel
quale tu possa trasformarti – persino coloro che credono di
ostacolarti, persino coloro che pensano di essere tuoi
nemici.”
Sii grato a tutti. Atisha è estremamente scientifico; prima dice di assumerti
l’intera responsabilità, e come seconda cosa dice: sii grato a tutti. Adesso che
nessuno è responsabile della tua infelicità tranne te stesso, se tutto è una tua

creazione… cosa resta?
Sii grato a tutti perché tutti stanno creando uno spazio nel quale tu possa
trasformarti – persino coloro che credono di ostacolarti, persino coloro che
pensano di essere tuoi nemici. I tuoi amici, i tuoi nemici, le brave persone e
quelle cattive, le circostanze favorevoli e quelle sfavorevoli – tutto sta
creando il contesto nel quale puoi trasformarti e diventare un Buddha.
Sii grato a tutti.
Una volta arrivò un uomo che sputò in faccia al Buddha. Naturalmente i
discepoli andarono in collera. Ananda, il discepolo più vicino al Buddha
disse: “Maestro, questo è troppo!”. Era rosso di rabbia. “Dammi il tuo
permesso, voglio dare a quest’uomo ciò che si merita per cosa ha fatto”.
Il Buddha si ripulì la faccia e disse a quell’uomo: “Grazie, buon uomo.
Hai creato un contesto in cui vedere se posso ancora arrabbiarmi o no. Non
posso, e ne sono infinitamente felice. Inoltre, hai creato anche un contesto per
Ananda: adesso può vedere che si arrabbia ancora. Grazie infinite, ti siamo
profondamente grati! Ogni tanto, per favore, torna a trovarci: ogni volta che
hai bisogno di sputare su qualcuno, vieni da noi”.
Per quell’uomo fu un grande shock, non poteva credere alle sue orecchie.
Era venuto pensando di riuscire a incollerire il Buddha… Aveva fallito. Non
poté dormire quella notte; si girò e rigirò nel letto senza prendere sonno.
L’idea lo perseguitava continuamente – aveva sputato sul Buddha, una delle
cose più insultanti, e il Buddha era rimasto calmo e tranquillo come se niente
fosse, come se nulla fosse successo; si era pulito la faccia e aveva detto:
“Grazie, buon uomo. Ogni volta che desideri sputare su qualcuno, per favore
vieni da noi”.
Quel ricordo continuava ad affiorare. Quel viso, quel viso calmo e
tranquillo, quegli occhi compassionevoli. E quando aveva detto grazie, non
era stata una semplice formalità, era vera gratitudine. Il suo intero essere

manifestava gratitudine, l’intera atmosfera intorno a lui era di gratitudine.
Proprio come poteva vedere che Ananda era rosso di rabbia, vedeva che il
Buddha era distaccato, amabile, pieno di compassione. Adesso non riusciva a
perdonare se stesso; cosa aveva fatto? Sputare su quell’uomo, un uomo come
il Buddha!
Il mattino dopo di buon ora, corse dal Buddha e cadde ai suoi piedi
dicendo: “Perdonami, signore. Non ho potuto dormire l’intera notte”.
Il Buddha disse: “Dimentica ciò che è accaduto. Non è necessario
chiedere perdono per qualcosa che è già lontano. Ne è passata di acqua sotto i
ponti”.
Il Buddha era seduto sulla riva del Gange, sotto un albero. Indicò
all’uomo: “Guarda, a ogni istante passa così tanta acqua! Sono trascorse
ventiquattr’ore… Perché porti ancora con te quel ricordo, qualcosa che non
esiste più? Dimentica tutto. Inoltre, io non posso perdonarti, perché in primo
luogo non ero arrabbiato con te. Se fossi stato arrabbiato, avrei potuto
perdonarti. Se veramente hai bisogno di perdono, chiedi ad Ananda. Cadi ai
suoi piedi – a lui piacerà!”.
Osho: The Book of Wisdom, CAP. 5


Source: Arancione

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