E se vi chiedessero di lavorare di meno?

Nel produttivo Nord Est c’è un’azienda che ha avviato una sperimentazione che sembra quasi controtendenza: far lavorare i propri dipendenti due ore in meno alla settimana, con altre concessioni come la flessibilità oraria in entrata e due giorni di lavoro da casa.

Salvagnini Vicenza Smart Working

Sta succedendo alla Salvagnini, azienda che progetta e produce macchine e sistemi per la lavorazione della lamiera, in provincia di Vicenza.
A scaglioni, i 750 dipendenti otterranno quello che hanno richiesto e che è stato scritto in un accordo integrativo appena firmato: 38 ore di lavoro anziché 40 a settimana, con l’uscita alle 14 del venerdì per un weekend più lungo. L’accordo prevede anche la possibilità di entrare in orario flessibile tra le 8 e le 8.30 e, per le 350 persone impiegate negli uffici, anche due giorni a settimana di lavoro da casa. Le due ore saranno comunque pagate: dall’azienda stessa per i primi 75 minuti e 45 minuti saranno scalati dai permessi.

“Dimostreremo che anche con due ore in meno si può realizzare lo stesso prodotto di qualità perché la gente è motivata dal poter stare un pomeriggio intero in più con i propri cari e dall’ipotesi di produrre da casa”, hanno detto al quotidiano La Repubblica i sindacalisti che hanno lavorato all’accordo, Morgan Prebianca della Fiom e Carmine Battipaglia di Fim e Rsu.

Le modalità e l’organizzazione andranno sperimentate sul campo. La riduzione oraria sul lavoro ha dato risultati altalenanti in base alle modalità di attuazione e di diversa interpretazione (pensiamo solo alla Francia e al lungo dibattito sul tema delle 35 ore), ma il lavoro da casa, il cosiddetto Smart Working, va nella direzione seguita da molti Paesi europei ed anche in Italia sta crescendo.

Solo nel 2017 sono cresciuti del 60% i lavoratori che hanno iniziato a sperimentare il lavoro da casa, arrivando al 5-6% di lavoratori totali interessati, secondi dati dell’Osservatorio sullo smart working del Politecnico di Milano, riportato anche dal Sole24Ore. Il quotidiano indica che le cifre sono ancora ben lontane dal 17% della media europea e riporta anche un dato interessante: da casa crescerebbe la produttività. L’Osservatorio stima un incremento della produttività pari al 15%, anche grazie alla riduzione del tempo e del costo per gli spostamenti, alla riduzione dell’assenteismo e all’abbattimento dei costi per gli spazi fisici.

Dall’Osservatorio si evidenzia anche un cambio culturale: puntare sullo smart working significherebbe infatti “traghettare le organizzazioni verso una cultura del lavoro meno legata al presenzialismo e più volta al risultato“.

 

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