Obesità infantile: l’Italia tra i Paesi europei con i tassi più alti

Nonostante i miglioramenti registrati rispetto a dieci anni fa, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità il nostro Paese è nella classifica dei peggiori Paesi europei per obesità infantile. I pediatri, però, non demordono, e stilano un decalogo per prevenire l’obesità nei bambini

I bambini con problemi di peso in eccesso nel nostro Paese sono molti. Troppi. Più di quanto si potrebbe immaginare, considerando che l’Italia è la patria della dieta mediterranea. In particolare, secondo gli ultimi dati, due su dieci (il 21,3%) sono in sovrappeso e uno su dieci (9,3%) è obeso, per un totale di tre bambini su dieci che pesa più di quanto dovrebbe. Al punto che, nonostante i miglioramenti registrati rispetto a dieci anni fa, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità il nostro Paese è tra quelli con i peggiori tassi di obesità infantile.

Sotto accusa gli errori a tavola…

Sotto accusa errati stili alimentari: “In Italia  l’8% dei bambini salta la prima colazione e il 33% fa una colazione comunque inadeguata, cioè sbilanciata in termini di carboidrati e proteine condizionando negativamente l’equilibrio calorico del resto dei pasti – spiega Angela Spinelli, Direttrice del Centro Nazionale per la Prevenzione delle malattie e la Promozione della Salute (CNaPPS) dell’Istituto Superiore di Sanità – a metà mattina, infatti  il 53% fa una merenda troppo abbondante e a tavola il 20% dei genitori dichiara che i propri figli non consumano quotidianamente frutta e verdura, mentre durante la giornata il 36% consuma quotidianamente bevande zuccherate o gassate. Neanche sufficientemente ancora ci avviciniamo a un corretto bilanciamento dei nutrienti nell’alimentazione dei nostri bambini”.

…e il poco movimento fisico

Non solo errori nell’alimentazione. Un altro fattore che contribuisce all’aumento di peso corporeo nei bambini è la scarsa attività fisica. Basta pensare che, come spiega Spinelli, “quasi un bambino su cinque e un adolescente su sei durante la settimana non svolge alcun tipo di esercizio fisico né giochi di movimento, o lo fa al massimo una volta a settimana, quando invece le indicazioni per una vita salutare parlano di un’ora quotidiana di attività”. L’attitudine alla sedentarietà è poi rinforzata dall’uso delle tecnologie: tra videogiochi, tv e smartphone il 41% interagisce con uno schermo per più di 2 ore al giorno, sottraendo tempo a passatempi più movimentati.

Piccoli passi in avanti (che non bastano)

Sebbene la battaglia contro l’obesità infantile sia ancora lontana dall’essere vinta, qualche passo in avanti nel nostro Paese è stato compiuto: secondo i dati aggiornati al 2016 rilevati dal Sistema di Sorveglianza Okkio alla Salute promosso dal Ministero della Salute e dal Centro per il Controllo e la prevenzione delle Malattie (CCM), coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, in Italia in meno di dieci anni i bambini obesi e in sovrappeso sono diminuiti del 13%: in particolare l’indagine mostra che la percentuale di bambini obesi di età compresa tra i 6 e i 10 anni è scesa dal 12% del 2008/09 al 9,3% del 2016, e quella dei bambini in sovrappeso è passata dal 23,2% del 2008/9 al 21,3% del 2016.

La Dieta mediterranea sembra un vecchio ricordo

Nonostante i progressi degli ultimi anni, l’Italia figura ancora tra i paesi europei con i peggiori tassi di obesità infantile. A dimostrarlo sono i dati raccolti dalla “Childhood Obesity Surveillance Initiative – COSI” dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, a cui partecipano più di 30 Paesi e in cui l’Italia figura tra le nazioni con i più elevati livelli di sovrappeso e obesità. Un quadro della situazione che viene confermato anche dal Food Sustainability Index (l’indice di sostenibilità alimentare realizzato dall’Economist Intelligence Unit e dalla Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition), strumento che mette a confronto 34 Paesi del mondo in base all’impatto ambientale e socioeconomico dei loro modelli alimentari, secondo cui il nostro Paese è sempre più all’avanguardia in quanto a tecniche agricole a basso impatto ambientale, ma sempre più distante da una cultura alimentare legata al territorio: tanto che, nella classifica dei paesi più virtuosi dal punto di vista alimentare che guarda a fattori quali adeguatezza nutrizionale, bassi livelli di carenza di micronutrienti e tassi di obesità, l’Italia risulta all’ottavo posto, preceduta da Francia (al primo posto), Portogallo, Grecia, Spagna, Israele, Turchia e Tunisia.

Poca educazione nutrizionale (e troppo fast food)

“La posizione sorprendentemente bassa occupata dall’Italia in questa classifica (8° posto)”, si legge nel report, “è essenzialmente riconducibile alla voce che riguarda l’obesità infantile (nonostante vi sia stato un leggero miglioramento negli ultimi anni), nonché a un punteggio relativamente basso per i modelli alimentari (soprattutto a causa di una scarsa educazione nutrizionale e a un numero relativamente alto di persone che mangiano nei fast food). Il punteggio basso riportato alla voce modelli alimentari potrebbe essere in parte dovuto al fatto che, a seguito della crisi finanziaria mondiale del 2008-09, in Italia è aumentato in maniera significativa il numero di persone che vivono al di sotto della soglia di povertà nazionale (il 29%, rispetto al 14% in Francia e al 19% in Portogallo)”.

Il decalogo anti-obesità dei pediatri

Per cercare di mettere un argine al dilagare del sovrappeso e dell’obesità tra i bambini, la Società Italiana di Pediatria (SIP) e la Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica (SIEDP) hanno messo a punto un decalogo da osservare in diverse fasi della vita e a partire dalla gravidanza – perché le abitudini materne possono influenzare anche di molto la futura salute del bimbo.

1) In gravidanza la futura mamma deve fare attenzione all’eccessivo aumento di peso materno e al fumo: troppi chili in gravidanza si associano infatti a un aumentato rischio di sviluppare l’obesità in età evolutiva. Quanto al fumo, oltre ai tanti danni alla salute per la gestante e per il feto, il fumo materno nel periodo perinatale aumenta il rischio di sovrappeso all’età di 7 anni (indipendentemente dal peso alla nascita). Il rischio aumenta se la madre fuma anche nel periodo postnatale o se il bambino è esposto al fumo passivo.

2) Favorire l’allattamento al seno esclusivo possibilmente fino a 6 mesi: riduce tra il 12 e il 26% il rischio obesità nelle età successive.

3) Evitare un eccessivo aumento di peso e del rapporto peso/lunghezza sin dai primi mesi di vita: un rapido incremento di peso nei primi mesi di vita è un fattore di rischio per l’obesità. L’azione preventiva si basa principalmente sull’attenzione al tipo, quantità e periodo di introduzione degli alimenti. Seguire sempre i consigli del pediatra.

4) Non introdurre prima dei 4 mesi alimenti solidi e liquidi diversi dal latte materno o dalle formule per lattanti. Le raccomandazioni nutrizionali internazionali e nazionali suggeriscono di iniziare l’alimentazione complementare quanto più possibile vicino ai 6 mesi di vita.

5) In età scolare, a partire quindi dai 6 anni, è più facile che il bambino, anche in compagnia dei genitori, mangi più spesso fuori casa: è bene stabilire fin da subito regole chiare e limitare l’uso dei fast food, che si associa a un aumento di assunzione di “cibo spazzatura” e a una ridotta assunzione di vegetali freschi.

6) Evitare bevande zuccherate, sport drink, succhi di frutta con zuccheri aggiunti. In età adolescenziale, inoltre, no a bevande alcoliche e energy drink.

7) Ridurre a meno di 2 ore al giorno cumulative il tempo trascorso davanti a uno schermo (TV, videogiochi, computer, cellulare, ecc.): a causa di queste attività i bambini corrono il rischio di mangiare in modo meno salutare e di fare meno attività fisica.

8) Favorire il riposo notturno: dormire poco è infatti un potenziale fattore di rischio per il sovrappeso e l’obesità in età pediatrica.

Infine, due regole che valgono per tutta la vita: seguire un’alimentazione a bassa densità calorica, basata sui principi della dieta mediterranea, con almeno 5 porzioni tra frutta, verdura e ortaggi, privilegiando le fonti vegetali di proteine e ripartita in circa 5 pasti giornalieri; trascorrere mediamente almeno 60 minuti al giorno in attività fisica di livello almeno moderato.

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